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Quotidiano Lecce, Salento

- Mercoledì, 23 agosto 2017 - Ore 15:50

Il risveglio di Taranto: "Fateci parlare. Voi siete solo servi di Riva"

Il risveglio di Taranto: "Fateci parlare. Voi siete solo servi di Riva"

Taranto - Sarebbe dovuta essere la giornata dei leader di CGIL, CISL, UIL e FIOM invece è stata la giornata che tutti ricorderanno come la più brutta figura della Camusso (CGIL), Bonanni (CISL), Angeletti (UIL) e Landini (FIOM).

Ieri nella città bimare si è svolta la manifestazione contro la chiusura del reparto a caldo dell’Ilva di Taranto. In piazza per scongiurare ciò, si aspettavano almeno 8.000 lavoratori, gli stessi che il 30 marzo scorso si erano presentati in città per protestare contro l’iniziativa della magistratura di Taranto.
Invece all’appello hanno risposto poco più di 2.000.

“Morti e malattie” sono le parole che racchiudono in sintesi la super perizia, una epidemiologica l’altra chimica, che il 27 luglio ha fatto scattare i sigilli al reparto a caldo dell’Ilva e portato agli arresti domiciliari 8 tra dirigenti e proprietari accusati del reato di disastro ambientale colposo e doloso. Adesso il siderurgico, il più grande d’Europa, è ad una svolta epocale e rischia la chiusura con la conseguente perdita di 12.000 posti di lavoro senza contare l’indotto. Alla vigilia del riesame del provvedimento del GIP Todisco è sembrato perciò opportuno a CGIL , CISL , UIL e FIOM di sbarcare per la prima volta in quel di Taranto, forse per far sentire il fiato sul collo alla magistratura e cambiare le sordi del siderurgico.

Ma il benvenuto da parte di alcuni lavoratori non è stato dei più accoglienti. Due erano i cortei che partendo da postazioni diverse (dal Ponte di Pietra nella città vecchia e dal piazzale antistante l'arsenale militare) sono giunti a Piazza della Vittoria. Camusso, Bonanni, Angeletti e Landini hanno recitato la loro parte che, a dire il vero, è stata contesta dai presenti prima che dal COMITATO DEI LAVORATORI E CITTADINI LIBERI E PENSANTI.

In ordine. Angeletti ha parlato di come la chiusura dello stabilimento porterebbe inevitabilmente la perdita di migliaia di posti di lavoro. “Rimarrete disoccupati e poi vedrete se lo Stato interverrà per aiutarvi. Non lo farà. Noi non accetteremo la chiusura dell’Ilva”. Nessun accenno è stato fatto da Angeletti per la tutela della salute del lavoratore in fabbrica.
Bonanni invece ha parlato di una “crisi sociale” se la magistratura imporrebbe il fermo degli impianti. “Si faccia giustizia – ha detto- ma bisogna evitare i danni irreparabili”. “Adesso c’è una forte tensione tra i lavoratori e la città – ha detto la Camusso- ma il problema non lo si risolve con il blocco degli impianti”. E poi “Bisogna difendere l’Ilva, risorsa di tutto il paese. Una situazione del genere era impensabile: alzarsi la mattina e vedere chiuso un impianto del genere.

Quando la parola sarebbe dovuta passare a Landini era già giunto il corteo guidato dal COMITATO DEI LAVORATORI E CITTADINI LIBERI E PENSANTI.

Da questo momento in poi possiamo affermare che a Taranto si è scritta una parte importante di storia sindacale. Una vera Caporetto per CGIL e CISL E UIL. Un gruppo formato da forse 30 persone, servendosi di un ape-car con a bordo un rudimentale impianto acustico è entrato in Piazza della Vittoria.
“Siete voi la rovina dell’Italia siete voi” urlavano verso i sindacati i componenti del Comitato. L’intenzioni non erano di certo bellicose. D'altronde un tre ruote non è mica un carro armato, anche se per alcune , se non tutte, le testate nazionali questo mezzo lo è diventato. Due fumogeni , uno di color rosso e l’altro bianco, due uova e alcuni schizzi d’acqua sono diventati per gli stessi media nazionali “tafferugli” e “blitz” contro le sigle sindacali presenti in piazza. Una piazza prima all’arrivo del corteo dei lavoratori protestanti completamente vuota. (Video integrale http://www.youtube.com/watch?v=bqPsV3NCLtU).

Alcuni hanno cercato di oltrepassare le transenne per arrivare fino al palco. Ma il microfono principale era già stato staccato e fatto sparire. Sparati anche i sindacalisti. "Fateci parlare, fateci passare, non siamo dei burattini abbiamo un cervello. Svegliamoci ragazzi, svegliamoci” hanno continuato i lavoratori. “ Abbiamo chiesto la parola e ci è stata negata. Noi vogliamo parlare. Fateci esprimere e poi ci giudicherete”. Ad un certo punto una voce proveniente dall’acustica principale informava che per CGIL, CISL e UIL la manifestazione poteva considerarsi conclusa.
“Andate a lavorare, voi siete servi di Riva” hanno risposto i lavoratori che prendevano le distanze dai sindacati. A quel punto il rappresentante del Comitato dei Lavoratori e Cittadini liberi e pensanti, Cataldo Ranieri, operaio Ilva ed ex delegato FIOM, ha letto un comunicato. “Ora parliamo noi. Fin ad oggi voi sindacati non vi siete interessati di noi. Chiedo scusa a tutti se abbiamo preso così la parola in piazza ma è il frutto della rabbia dei cittadini di Taranto. Avevamo fatto una richiesta per poter intervenire e dire il nostro punto di vista ma non ci hanno neanche risposto. Per la prima volta i cittadini ed i lavoratori sono insieme. Sindacati e fabbrica sono insieme come sempre. Oggi ricorre la commemorazione della strage di Bologna. Io voglio ricordare un’altra strage, quella di Stato che in cinquant’anni ha causato centinaia di vittime sul lavoro all’interno del siderurgico e fuori migliaia di morti per l’inquinamento. Abbiamo scelto di sfilare in questo corteo non per sostenere le posizioni dei sindacati, né per difendere l’azienda e soprattutto non per opporci alle decisioni della magistratura. Siamo liberi perché abbiamo deciso di rompere le catene del ricatto occupazionale che da cinquant’anni tiene sotto scacco tanti lavoratori e la nostra città. Non siamo disposti a dover rinunciare alla nostra dignità di cittadini e operai costretti a dover scegliere tra salute e lavoro. Nessun paese civile permetterebbe quello che succede a Taranto. Nella busta paga ci mettessero anche i tumori perché per anni hanno negoziato sulla nostra pelle e su quella dei nostri figli. Voi siete i cinquant’anni di vergogna. Il sindacato non si è mai preoccupato di difendere i nostri diritti”. (Video integrale http://www.youtube.com/watch?v=WfHDSewGSE4)

Ieri la città di Taranto si è svegliata da un lungo tepore: quello indotto dalla politica e dai sindacati. Troppe volte la politica ha negato che Taranto fosse vittima di un disastro ambientale. Troppe volte la politica ha negato il diritto alla vita, alla salute e senza saperlo al lavoro sicuro e pulito. Troppe volte la politica davanti ai colossi industriali ha fatto passi indietro per non decidere sul proprio destino e futuro. Adesso però in meno di 10 giorni la situazione è cambiata. A Taranto viene riconosciuto il disastro ambientale e sanitario maanche il disastro sociale. Adesso la città dovrà fare i conti con una triste realtà. La dicotomia tra salute e lavoro è storia passata. Vissuta dai cittadini ambientalisti, vissuta nelle corsie di ospedali e di viaggi della speranza ma negata da questa classe politica che ha chiuso gli occhi ed aperto le mani per raccogliere per se stessa solo favori e consensi dai padroni. Tutta a discapito dei cittadini. Taranto si riscopre in 10 giorni il motore italiano dell’acciaio.

Senza Taranto il paese sarebbe perso. Ma se il prezzo da pagare è quello della morte e del dolore allora questo prezzo non sta più bene ai cittadini e agli stessi lavoratori. Se allora si deciderà per la chiusura della fabbrica a morire di fame non è più il solo cittadino di Taranto ma anche l’intera nazione. Se la fabbrica dovesse continuare la produzione allora a morire sarebbe solo il tarantino. Nel primo caso si dovrebbe trovare subito una soluzione per una nazione , nel secondo le soluzioni potrebbero aspettare come dimostrano questi 50 anni. “No ai Ricatti sì Ai Diritti” recitava uno striscione esposto ieri.

Taranto ha pagato con il sangue del suo popolo. Fino a quando piangeremo i nostri morti per il bene di un paese che ci ha abbandonato?

Antonello Corigliano


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