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Quotidiano Lecce, Salento

- Martedì, 21 novembre 2017 - Ore 05:33

Allarme piombo e cromo nelle urine dei cittadini di Taranto

Allarme piombo e cromo nelle urine dei cittadini di Taranto

Taranto - Era il 19 gennaio del 2010 quando il professor Alessandro Marescotti, presidente di PeaceLink, presentò il progetto di ricerca sull’esposizione della popolazione tarantina ai metalli pesanti.
In quell’occasione affermò: “Abbiamo fatto una riunione come AltaMarea. Riteniamo che sia utile effettuare una ricerca anche su un metallo pesante cancerogeno come il piombo, ampiamente presente nelle emissioni a Taranto”.

In quel periodo l’unica preoccupazione per i cittadini di Taranto portava il nome DIOSSINA: una classe di composti organici molto tossici per l’uomo.
Da lì a qualche mese sarebbe scoppiata poi la bomba chiamata benzo(a)pirene, un idrocarburo policiclico aromatico cancerogeno e genotossico.

Stamane i tarantini però si svegliano con una ulteriore consapevolezza. Nel loro organismo ci sarebbe una percentuale troppo alta di piombo, un metallo velenoso che può danneggiare il sistema nervoso (specialmente nei bambini) e causare malattie del cervello e del sangue, e di cromo, un metallo anch’esso cancerogeno per l’essere umano.

E’ quanto si apprende da una nota dell’ambientalista noto per aver scoperto nel 2008 la diossina in un pezzo di formaggio: “Nelle urine dei tarantini è stata riscontrata la presenza del piombo, sostanza neurotossica e cancerogena".
Il presidente continua: “Sono 141 i soggetti analizzati (67 uomini e 74 donne). Il valore medio del piombo urinario riscontrato nelle analisi è stato di 10,8 microgrammi/litro, mentre i valori di riferimento sono fissati, per la popolazione non occupazionalmente esposta, in un intervallo che va da <0,5 a 3,5 microgrammi per litro (secondo la Società italiana valori di riferimento)”. Ma l'indagine ha riscontrato anche per il cromo un valore medio che supera l'intervallo dei valori di riferimento. "E' la prima volta - osserva Marescotti, chiamato a relazionare in qualità di rappresentante del cartello di associazioni ambientaliste 'AltaMarea' - che questi dati vengono resi noti in lingua italiana e l'occasione è sta offerta dal workshop 'Valutazione economica degli effetti sanitari dell'inquinamento atmosferico', organizzato da Arpa Puglia".

Insomma una situazione che vede adesso Taranto e la sua popolazione alle prese con un vero e proprio allarme sanitario. E’ noto ormai come la città bimare è tra le città, se non la sola, a essere fortemente inquinata. La causa potrebbe essere l’elevata concentrazione di industrie impattanti situate a poche centinaia di metri dalla prime abitazioni civili.
Altra patata bollente che adesso passerà nelle mani del sindaco di Taranto, il rieletto Ippazio Stefàno, e della giunta regionale che in queste ore sta cercando in tutti modi di legiferare in modo tale che il siderurgico tarantino non chiuda i battenti.
Il motivo di quest’azione giudiziaria che porterebbe nelle prossime ore al sequestro dell’area a caldo ( voci di corridoio) risiederebbe nel risultato di due perizie, una epidemiologica e l’altra chimica, commissionate dal GIP del Tribunale di Taranto, Patrizia Todisco. “Morti e malattie” sarebbero l’effetto sui cittadini dell’attività del siderurgico appartenente al Gruppo Riva.

Antonello Corigliano


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