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Quotidiano Lecce, Salento

- Venerdì, 20 ottobre 2017 - Ore 23:22

Il Presidente dell'Ilva si dimette, lo sostituisce Ferrante

Il Presidente dell'Ilva si dimette, lo sostituisce Ferrante

Taranto - Nicola Riva lascia l'Ilva. Il presidente dello stabilimento siderurgico si dimette dal suo incarico cosi come ha fatto Luigi Capogrosso, direttore dell'Ilva.
Due su cinque, per il momento, è la proporzione degli indagati che lasciano degli incarichi dirigenziali. Si potrebbe pensare ad un collegamento di queste decisioni con l'inchiesta sulle emissioni inquinanti dello stabilimento, ma per ora si tratta solo di ipotesi.

Il prefetto di Milano, Bruno Ferrante, prenderà il posto di Nicola Riva, 54 anni, presidente della società dal 2010, dopo Emilio Riva. Luigi Capogrosso, invece, 57 anni, è stato il direttore fino al 4 luglio.
Gli altri indagati per disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione di cautele contro gli infortuni sul lavoro, getto e sversamento di sostanze nocive, inquinamento atmosferico e danneggiamento aggravato di beni pubblici, sono Ivan Di Maggio, 43 anni, dirigente capo area del reparto cokerie, e Angelo Cavallo, 44 anni, capo area del reparto Agglomerato. 

La perizia presentata dagli esperti il 31 marzo scorso, ha evidenziato come, nei 7 anni presi in esame, siano stati numerosi i decessi avvenuti a Taranto nei quartieri Tamburi e Borgo, ben 174. 
Qui è stato riscontrato il quadruplo della mortalità rispetto alle altre zone di Taranto. 

Molti decessi, inoltre, verificatisi fra gli operai dello stabilimento siderurgico sono avvenuti per "un eccesso di mortalità per patologia tumorale (+11%), in particolare per tumore dello stomaco (+107), della pleura (+71%), della prostata (+50) e della vescica (+69%). Tra le malattie non tumorali sono risultate in eccesso le malattie neurologiche (+64%) e le malattie cardiache (+14%). I lavoratori con la qualifica di impiegato hanno presentato eccessi di mortalità per tumore della pleura (+135%) e dell'encefalo (+111%)".

Marcella Barone


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Claudio Monteduro - 12/07/2012
Ma come possiamo permetterci di mettere in discussione dei dati riportati da tre " scienziati americani " fatti venire a posta e pagati dall'Ilva per tranquillizzare i tarantini e confutare i dati che leggo e che per questi signori non sono veritieri, perchè di morti a Taranto ci sono stati ma non possono essere addebitati all'inquinamento provocato in maggior misura dall'Ilva. Bisogna avere delle impudenti facce che al posto delle guance ci sono due GLUTEI ( Inteligenti pauca) per non ammettere l'evidenza. I tarantini conoscono le situazioni che impediscono la soluzione, l'unica possibile, quella della chiusura e della bonifica alla quale sarebbero utilizzati tutti gli attuali lavoratori che per diversi anni avrebbero modo di essere occupati e salariati proprio dai sigg.ri Riva che devono accollarsi i costi per legge riconosciuti. Infatti chi inquina paga per la bonifica. Non tutti vogliono capire che questa è l'unica strada da percorrere per dare un futuro alla città e ai suoi futuri (bambini) abitanti.


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