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Quotidiano Lecce, Salento

- Martedì, 22 agosto 2017 - Ore 13:22

Attentato a Brindisi, ecco l'interrogatorio di Vantaggiato

Attentato a Brindisi, ecco l'interrogatorio di Vantaggiato

Lecce - Sono da poco passate le dieci di sera negli uffici della Questura di Lecce. Il procuratore Cataldo Motta, dopo circa 20 giorni d'inadagini, è infuriato, lancia additittura delle carte per terra, mentre uno degli inquirenti, rivolgendosi verso Vantaggiato gli dice: "Ma scusa, dopo quello che hai fatto, non hai paura per i tuoi nipotini? Non hai paura della rabbia dei mesagnesi? Quelli ti scuoiano".

Alle 22.20 di mercoledì sera, Giovanni Vantaggiato, dopo otto ore d'interrogatorio in cui non aveva fatto altro che ripetere: " Io quello del video? Ma state scherzando, io quel giorno ero a casa mia e mia moglie Pina ve lo può confermare" decide di parlare. Esordisce con "Intendo rispondere" e finalmente la Questura di Lecce apre il verbale. "È vero che sono stato io a collocare l'ordigno e a farlo esplodere nei pressi della scuola Morvillo Falcone di Brindisi la mattina del 19 maggio scorso". "Non ho una vera ragione. Ho acquistato il telecomando da un impiantista da me scelto sulle Pagine Gialle, un impiantista che si trova in un paese tra Copertino e Maglie, non ricordo esattamente il nome del paese". E ancora "Non ho una ragione specifica per la quale ho scelto sia la città che il posto. La scelta del luogo è stata del tutto casuale. E l'ho fatto perché ce l'avevo con il mondo intero e, nello specifico, perché prima si lavorava e si guadagnava mentre adesso questo non succede più"."Io vivevo un momento in cui ero proprio depresso ma non volevo ammazzare nessuno".

Due pagine stringate d'interrogatorio, durante il quale, vantaggiato resta impassibile e freddo, due pagine in cui l'uomo descrive con precisione maniacale tutte le fasi di costruzione dell'ordigno, lo disegna addirittura per far capire meglio agli inquirenti come fosse. Vantaggiato, appare un uomo lucido, per niente folle o incapace d'intendere e di volere, quando parla, si esprime in italiano corretto e usa spessissimo il "noi", anche quando afferma: "Noi abbiamo parcheggiato, noi abbiamo fatto". Noi chi?, lo incalzano allora gli inquirenti . "Il noi si usa molto dalle nostre parti. Ma io non ho ricevuto aiuto da nessuno nel collocare l'ordigno, nel prepararlo e nel farlo esplodere. L'ho fatto esplodere in un punto di passaggio delle persone ma non avevo nulla contro di loro, in quanto non avevo un obiettivo ben preciso. La mia voleva essere solo una forma di protesta e quando ho premuto il telecomando ero convinto che non passasse nessuno".

"Ho sbagliato a fare quello che ho fatto - Continua Vantaggiato - ma non avrei mai confessato. Se non foste venuti voi a prendermi, non sarei mai venuto da voi a costituirmi. La fifa era troppa". "Avevo lasciato la macchina parcheggiata in via Oberdan e quando sono scappato ho buttato il telecomando lungo la strada per Lecce, poi sono tornato a casa e ho fatto finta di niente, ho pranzato regolarmente". "Non avevo notato che c'erano le telecamere". A quel punto poi, spiega agli inquirenti perchè aveva la mano in tasca: "La verità è che da bambino, mentre giocavo, i miei compagni per scherzo mi infilarono un ferro in questa mano e da allora, quando non serve, la metto in tasca".

Poi inizia a descrivere come ha preparato la bomba: "10 chili di esplosivo a bombola. Ho collocato l'ordigno nella notte tra il 18 e il 19 maggio. Ho trasportato il bidone, che avevo rubato a San Pietro in Lama, all'interno della Fiat Punto bianca intestata a mia moglie e così pure, sempre all'interno della Punto, le tre bombole che avevo rubato qualche tempo addietro, con tutto il materiale necessario per confezionare il meccanismo d'innesco. Una volta giunto a Brindisi mi sono fermato in via Palmiro Togliatti, ho scaricato il bidone ed ho caricato al suo interno le 3 bombole e lì ho effettuato i collegamenti. A quel punto ho trasportato il bidone munito di ruote percorrendo il marciapiedi di via Togliatti per poi svoltare verso la scuola. In ogni singola bombola ho messo circa 10 chili di polvere pirica, comprata in più occasioni da vari rivenditori della provincia di Lecce. Per l'innesco ho utilizzato una centralina collegata ad una batteria, che ho acquistato dalla ditta Greco sulla via per Nardò. La batteria a sua volta era collegata con tre coppie di fili elettrici avvolti intorno alla resistenza di 3 lampadine da 12 volt a cui avevo rimosso il vetro di copertura e che poi avevo inserito all'interno di ognuna delle 3 bombole. Una volta dato l'impulso con il telecomando, la centralina riceve il segnale e lo trasmette alla batteria, la quale dà l'impulso elettrico ai fili che incendiano la resistenza che a sua volta dà l'innesco alla polvere pirica. La mattina dopo sono tornato davanti alla scuola con la mia Hyundai Sonica e ho parcheggiato nei pressi. A piedi ho fatto un primo passaggio davanti al chiosco e verso le 8 meno 20 ho premuto il telecomando".

È 00.20. quando il verbale viene chiuso. Non una parola per ricordare Melissa, nemmeno l'ombra di pentimento sul volto dell'uomo, troppo preso dai rancori personali per dar spazio alla pietà.

Intanto, verrà formalizzata nella giornata di oggi, dalla Procura di Lecce la richiesta di convalida del fermo per Giovanni Vantaggiato, reo confesso dell’attentato di Brindisi del 19 maggio scorso all’ingresso dell’istituto Morvillo Falcone. Al titolare del deposito di carburanti viene contestato il reato di strage in concorso aggravata da finalità di terrorismo. Secondo gli inquirenti l’intento dell'uomo sarebbe stato appunto quello di provocare una strage, ma non convince l'ipotesi secondo cui avrebbe agito da solo. Ancora buio anche sul movente, niente che possa giustificare un gesto di una efferatezza simile, niente che convinca gli inquirenti. L’udienza di convalida del fermo, invece, dovrebbe svolgersi sabato.

Azzurra Monaco


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