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Quotidiano Lecce, Salento

- Sabato, 21 ottobre 2017 - Ore 06:50

Gasolio in Mar Grande. Preoccupazione per il Fondo Antidiossina

Gasolio in Mar Grande. Preoccupazione per il Fondo Antidiossina

Taranto - Momento di grande preoccupazione quello che si sta vivendo nella città di Taranto.
Nella rada del Mar Grande infatti sarebbero state sversate circa 20 tonnellate di gasolio fuoriuscite dalla nave East Castle .
L’inconveniente sarebbe accaduto non perché si sarebbe aperta una falla, come scritto da noi in precedenza, ma durante le operazioni di trasferimento del gasolio.

Questo è quanto detto dalla Capitaneria di Porto di Taranto che monitora la situazione da vicino. La East Castle, una portacontainer di 133 metri, costruita nel 1983 e con una stazza di 8mila tonnellate, era diretta ai pontili dell'Ilva di Taranto per imbarcare dei prodotti finiti quando, la scorsa notte, si è verificato l'incidente.
Sono subito scattate le operazioni di messa in sicurezza dell'ampia zona di mare, uno specchio d'acqua di 800 metri quadrati , con l'intervento della Guardia Costiera e della società tarantina Ecotaras, specializzata in questo tipo di interventi.

Tutti gli organi preposti, compreso l’assessore all’Ambiente Sebastiano Romeo del Comune di Taranto, sembrano scongiurare qualsiasi tipo di danno ambientale.
Cosimo Battista, responsabile Qualità di Ecotaras Spa ha detto: "La situazione è sotto controllo, si tratta di un evento circoscritto e al momento non c'è rischio ambientale”. Di parere diverso però risulta essere l’ambientalista tarantino Fabio Matacchiera presidente del Fondo Antidiossina Taranto Onlus che sul proprio profilo facebook scrive: “NON CREDETE A COLORO CHE DICHIARERANNO: ‘DISASTRO SCONGIURATO PER IL PRONTO INTERVENTO DEI MEZZI DISINQUINANTI’. Un evento infausto come questo è sempre gravissimo e 20 tonnellate di idrocarburi sversati in mare non potranno essere recuperati, se non parzialmente”.

All’Agi, il responsabile di Legambiente, Sebastiano Venneri, dice : "Lo sversamento di carburante in mare è uno dei principali problemi ambientali dei nostri mari e l'incidente di Taranto non è che l'ennesima conferma che sul trasporto marittimo sia di merci che di persone è necessario un controllo constante e puntuale. Solo un'attenta operazione di presidio del territorio mare e di attento controllo e monitoraggio dello stato di salute delle acque può garantire la sicurezza e consentire un intervento tempestivo in caso di sversamento. In questo senso l'Italia rischia molto perchè è uno dei paesi del Mediterraneo più esposti a questo pericolo e il servizio di prevenzione e pronto intervento in caso di sversamento garantito dal Ministero dell'Ambiente, già per il prossimo anno non ha la copertura sufficiente al proseguimento della sua attività".

Intervento anche di Greenpeace che all’Adnkronos dichiara : “La fuoriuscita di carburante a Taranto è solo la punta dell'iceberg. Le attività di ricerca, prospezione e estrazione degli idrocarburi nel Golfo di Taranto, erano vietate dal Decreto Legislativo 128 del 2010. Tuttavia col decreto legislativo 121 del 2011 il governo è riuscito a garantirne lo sfruttamento a compagnie petrolifere quali la Northern Petrolium Uk, la Shell e l'Eni, che avevano presentato richieste di ricerca in quest'area. A ciò si aggiunga che i fondi a disposizione del Ministero per l'Ambiente per la prevenzione e il contrasto di simili incidenti sono oramai al lumicino, grazie ai continui tagli del governo".

Greenpeace chiede da tempo che "non si effettuino attività di prospezione ed estrazione di idrocarburi in mare, regole severe per i trasporti e, soprattutto, misure di efficienza dei motori che rendano inutile l'estrazione delle ultime riserve petrolifere. Il Mediterraneo è di gran lunga il mare più inquinato dagli idrocarburi ma comunque vada, anche se non finisce in mare, il petrolio che utilizziamo trasforma, con le emissioni di Co2, il clima del nostro Pianeta e anche il Mediterraneo".

Antonello Corigliano


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