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Quotidiano Lecce, Salento

- Giovedì, 23 novembre 2017 - Ore 01:10

Confiscati beni per oltre 1,6milioni di euro a "Gianni Conad"

Confiscati beni per oltre 1,6milioni di euro a "Gianni Conad"

Monteroni Di Lecce - Finiscono sotto sequestro per oltre 1,6 milioni di euro, i beni mobili e immobili di Giovanni Mazzotta, 46enne di Monteroni, alias "Gianni Conad".

L'uomo, che era già stato condannato per traffico di sostanze stupefacenti, secondo gli inquirenti sarebbe vicino al clan dei fratelli Tornese, quindi legato alla Sacra Corona Unita.

I beni sono stati confiscati questa mattina all'alba dai poliziotti della Dia di Lecce, coordinati dal colonnello Francesco Mazzotta.Il procedimeno che ha portato alla confisca è stato emesso dal Tribunale di Lecce a seguito della proposta di misura patrimoniale avanzata dal procuratore della Repubblica di Lecce, Cataldo Motta.

Le indagini su Mazzotta presero il via dopo l'omicidio di Lucio Vetrugno, 55enne di Monteroni, avvenuto il 22 dicembre 2010; nelle tasche della vittima furono trovati degli assegni riconducibili ad una società, la Mi.Che srl amministata da Matteo D'Agostino, considerato un prestanome di Giovanni Mazzotta.

Secondo gli inquirenti, il reale patrimonio di Mazzotta sarebbe cos' composto:  Supermercato "Meta" di via Fratelli Bandiera a Leverano; Supermercato "Gulliper" di via Aldo Moro a Leverano; Supermercato "Gulliper" di via Vittorio Emanuele a Leverano; Società Mi.Che srl con sede in San Cesario di Lecce e l'intero complesso aziendale con le rispettive unità locali; Supermercato in via Cazzella a Leverano; Supermercato "Pam" di via Martiri Neretini a Nardò; Punto vendita "Mondo Casa" a Leverano e un supermercato "Pam" in via XXIV Maggio a Leverano.

Il colonnello Francesco Mazzotta, al termine dell'indagine, ha dichuiarato: "I risultati di questa indagine testimoniano l'attenzione della Dia all'aggressione dei patrimoni illeciti e l'efficacia delle misure di prevenzione patrimoniali nel contrasto alla criminalità organizzata. E' proprio la potenza economica a rendere estremamente pericolosa la criminalità, consentendole soprattutto di integrarsi con il sistema economico-finanziario talora non parallelo, né occulto, né illegale, ma lecito: la cosiddetta mafia imprenditrice. Le indagini hanno dimostrato come la criminalità, a fronte di una imponente massa di denaro, abbia diversificato gli impieghi reinvestendo i capitali illeciti nel finanziamento di imprese formalmente lecite, nel caso di Mazzotta in supermercati, anche se finanziate con denaro sporco dando luogo a quel settore di mercato denominato dagli economisti Economia Mafiosa".

Daniela Coluccia


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