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Quotidiano Lecce, Salento

- Mercoledì, 22 novembre 2017 - Ore 19:30

Omicidio Padovano, parla il pentito

Omicidio Padovano, parla il pentito

Salento - Si è tenuta dinanzi alla Corte d'Assise, il processo per l'omicidio del boss della Sacra Corona Unita, Salvatore Padovano, ucciso il 6 settembre 2008 a Gallipoli.
Carmelo Mendolia, accusatosi dell'omicidio, nell'aula bunker di Lecce ha ricostriuito tutte le fasi dell'esecuzione ed ha confessato: "Il piano era di sterminare tutta la famiglia di Salvatore Padovano, compresa la compagna ed il figlio, ma io non me la sono sentita".
Il delitto di mafia era scaturito dal contrasto tra i Padovano una volta scarcerati.
Sarebbe stato il fratello di Salvatore, Pompeo Rosario Padovano, in qualità di mandante, a commissionare l'omicidio:" Rosario mi contattò e mi disse di voler uccidere il fratello per odio personale e motivi personali. Lui, infatti, uscito dal carcere pretendeva di comandare e dava fastidio a tutti. Aveva anche scritto uno strano libro".

Le indagini sulla morte di Salvatore Padovano, hanno permesso di far luce anche su quella di Carmine Greco, morto il 13 agosto 1990. Il delitto di quest'ultimo sarebbe stato commissionato invece per il controllo locale della gestione del traffico di sostanze stupefacenti.
Greco avrebbe spacciato un'ingente quantità di droga sul territorio di Gallipoli e Mendolia sarebbe stato il mandante. Prosegue Mendolia parlando di Rosario Padovano: "Mi promise 10mila euro e mezzo per allontanarmi, una Bmw e di aiutarmi a mettere su un'attività in Lombardia, dove Rosario mi avrebbe presentato delle persone nell'hinterland milanese. Sono poi arrivato nel Salento agli inizi di settembre per controllare gli spostamenti e studiare il territorio. Poi accompagnai la mia compagna ad Adelfia, in provincia di Bari, a casa dei suoi genitori. Mi dissero che Salvatore andava spesso al "Paradiso del Mare". Mi procurarono anche le armi, prima dei fucili di caccia, ed io dissi che non mi andavano bene per l'omicidio perchè erano ingombranti e non erano automatici. Poi un Kalashnikov senza munizioni. Infine due pistole, una Beretta calibro 9 ed una pistola giocattolo modificata, e scelsi queste".

Il pentito, continuando a ricostruire i vari avvenimenti della mattinata, ha continuato: "Dopo averlo agganciato nei pressi di un bar, con uno scooter, l'ho seguito fino alla pescheria. E' rimasto a lungo nella pescheria, così ho chiesto al proprietario del locale di farlo uscire con la scusa di spostare l'auto e fingendo di non conoscerlo. Appena uscito gli ho sparato tre colpi, lui ha cercato di rifugiarsi all'interno del "Paradiso del mare", ma io l'ho raggiunto e gli ho sparato in colpo di grazia. Poi sono fuggito con lo scooter".

Poi ha concluso: "Rosario mi disse che dovevo uccidere un noto politico gallipolino, attivo nel settore petrolifero e quello della pesca. Avrei dovuto inscenare una rapina finita nel sangue nei pressi della sua villa in località Rivabella. Poi, però, non diede seguito alla cosa".
Poi si commuove Mendolia e asserisce: "Avevo paura che potesse succedere qualcosa alla mia compagna, per come le cose si stavano mettendo".





Daniela De Angelis


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