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Quotidiano Lecce, Salento

- Domenica, 22 ottobre 2017 - Ore 04:58

Si fingono Carabinieri del NAS, nei guai due coniugi

Si fingono Carabinieri del NAS, nei guai due coniugi

Lecce - I militari delle Compagnie di Tricase e Casarano e del NAS di Lecce hanno stamane tratto in arresto due persone per estorsione in concorso e accusate anche di sostituzione di persona.

I provvedimenti emessi dal Tribunale di Lecce – ufficio GIP riguardano numerosi e gravi episodi di estorsione patiti in Tricase, Casarano, Diso, Melissano e Calimera ai danni di ignari acquirenti di animali.

Destinatari dei provvedimenti cautelari, ben due, sono i coniugi casaranesi BEVILACQUA Caterina e BEVILACQUA Luigi, ben noti alle forze dell’ordine i quali avevano escogitato un “proficuo” modus operandi estorsivo  con l’intento di costringere le povere vittime, tra cui anche anziani, a consegnare rilevanti somme di denaro per paura di subire controlli dei Carabinieri del NAS ovvero sanzioni amministrative di svariate decine di migliaia di euro. 

I fatti loro contestati dal GIP Cinzia VERGINE risalgono tra lo scorso dicembre e il mese di aprile e connotati dallo stesso modus operandi: la BEVILACQUA Caterina, fingendosi un medico del Nucleo Antisofisticazione e Sanità dei Carabinieri (NAS), contattava telefonicamente persone alle quali in passato il marito aveva venduto equini. Minacciandole col sostenere l’esistenza di verbali di contravvenzione a loro carico provenienti da autorità pubbliche e riguardanti a sanzioni relative a presunte irregolarità nell’acquisto/vendita di capi di bestiame, la donna, anche con la complicità del marito, intimoriva le vittima sino a costringerle  a consegnare anche in più riprese ingenti quantità di denaro.

Il primo episodio contestato nella misura cautelare risale al dicembre 2015 quando un ignaro acquirente di un cavallo viene contattato da una donna (la BEVILACQUA) che lo aveva raggiunto telefonicamente e informato della elevazione di una multa a suo carico per 6.000,00 euro per l’avvenuto acquisto, irregolare, di un capo equino (transazione di cui riferiva particolari molteplici, tutti veritieri); gli aveva detto inoltre che il termine per il pagamento sarebbe scaduto quella stessa giornata a mezzanotte; alle sue contestazioni la donna aveva precisato che, in quanto possessore dell’animale, era lui il destinatario della multa nonché di  “controlli alla stalla con tutte le conseguenze del caso”.

A tal punto la donna gli aveva proposto, in alternativa, il pagamento della somma, minore, di € 1.500,00, in solido col venditore, BEVILACQUA Luigi, sicché la vittima preferiva cedere al ricatto della “multa” poi ridotta, dietro proprie insistenze, alla somma di € 800,00, sempre in solido col venditore, per una quota parte di sua spettanza pari a € 450,00.

La sedicente dottoressa del NAS in quella occasione si era proposta di contattare lei stessa il BEVILACQUA affinché andasse presso di lui a riscuotere la somma, il che era puntualmente avvenuto dopo non più di 20 minuti, quando costui, già a lui noto, si era presentato accompagnato da una donna poi riconosciuta nella BEVILACQUA Caterina. 

Dopo neanche un paio d’ore, la vittima riceveva una nuova telefonata della “dottoressa”, la quale “faceva capire che gli uffici di Roma non avevano accettato il pagamento della somma di sole 800,00 euro in quanto il computer non riconosceva tale importo essendo inferiore a quello del verbale originario... “, sicché, per evitare l’irrogazione della multa più corposa, aveva accettato di pagare l’ulteriore somma richiesta di 350,00 euro, somma consegnata poco dopo con le stesse modalità precedentemente indicate, nelle mani della moglie del BEVILACQUA.  

Ma la storia non finisce qui; nella stessa serata la vittima riceveva una telefonata di tenore analogo alle precedenti, relativa alla mancata accettazione della somma da parte dell’ufficio, e prodromica alla richiesta di nuova elargizione, pena l’attivazione del procedimento originario; alle recriminazioni della vittima, la donna aveva evidenziato che lo avrebbe fatto contattare dal “collega di Roma”. Quest’ultimo lo aveva raggiunto al telefono poco dopo qualificandosi quale “impiegato del NAS di Roma” e che gli aveva confermato la necessità di integrare il pagamento, in difetto del quale pena avrebbe fatto proseguire il corso del verbale più oneroso. L’uomo decideva così di pagare per evitare ulteriori e più gravi conseguenze.

Altra vittima, titolare di una stalla, il 2 gennaio 2016 aveva ricevuto una telefonata sempre dalla stessa donna e sempre qualificatasi quale “dottoressa” dei NAS di Lecce, che, previa circostanziata deduzione dei fatti relativi alla transazione che lo aveva visto protagonista mesi prima, lo aveva accusato di irregolarità nella vendita del capo equino al Bevilacqua. 

La donna, oltre a palesare una notevole conoscenza delle specifiche vicende contrattuali, aveva anche dimostrato una competenza tecnica che aveva indotto la vittima a darle credito. A lei la vittima consegnava:

dapprima € 750,00, pari alla metà della somma che la dottoressa richiedeva entro le ore 12,00 dello stesso giorno, “altrimenti sarebbe scattata la sanzione di euro 16.000,00 dopo tale orario”;

€ 500,00, pari alla metà della somma ulteriore richiestagli, altrimenti “sarebbe stato sanzionato per la somma di euro 16.000,00”.

Alla richiesta di ulteriori € 480,00, scontati a € 380,00, la vittima opponeva un rifiuto se non in cambio di regolare ricevuta provocando l’ira della donna con frasi: “devi versare le euro 480,00 che ti chiediamo! Stai molto attento, che se veniamo noi a fare un controllo alla tua stalla, sono dolori per te!

La terza vittima, un anziano, veniva anche lui contattato con la stessa modalità e gli veniva contestata la vendita di un cavallo senza averlo preventivamente sottoposto ai previsti accertamenti sanitari. 

La dottoressa dei NAS a questo giro aveva rappresentato di dovere, per tale irregolarità, “contestare un verbale di circa 2.200,00 euro”, ma che avrebbe potuto bloccare lo stesso verbale, riducendolo alla somma di € 1.600,00, se il versamento fosse stato effettuato entro le ore 8,30 del giorno successivo e suggerendo di consegnare la somma di € 800,00 in contanti nelle mani di BEVILACQUA Luigi, di cui forniva il recapito telefonico.  Quest’ultimo però proponeva un appuntamento scomodo per la vittima per cui gli chiedeva un vaglia postale regolarmente effettuato. 

L’indomani, effettuato il versamento, la vittima aveva ricevuto immediata rassicurazione della “dottoressa Pepe del NAS” sulla ricezione dell’importo. L’ingordigia della coppia di estorsori anche in questo caso non si placava perché pochi giorni dopo tornavano all’attacco con una richiesta di pagamento della somma di € 480,00, in luogo del dovuto ulteriore importo di € 600,00, purché il pagamento fosse stato effettuato con immediatezza.

La vittima, forse nutrendo qualche sospetto, si era informata appurando che la procedura non era assolutamente rituale, sicché si era rifiutata di fare il versamento, ma, accordatasi con i Carabinieri di Calimera, aveva dato un appuntamento all’uomo che però non si presentava. 

La quarta vittima, più fortunata delle altre, una sera veniva contattata dalla sedicente “dottoressa Pagliarulo o Tagliarulo Antonietta, del NAS dei Carabinieri di Bari” che la informava di una “situazione di irregolarità” relativa alla vendita di un capo equino imputabile alla attività del defunto padre “per cui ... avrebbe dovuto pagare una multa da seimila a dodicimila euro riducibili a titolo di amicizia e riconoscenza verso il padre a 1.700,00 euro”; da altra telefonata effettuata in mattinata l’estortrice l’aveva esortata “a pagare entro le ore 10,00 la somma di € 1. 700,00 altrimenti la multa sarebbe lievitata a 16.000,00 euro senza però spiegare le modalità delle stesse nonostante ... avesse parlato di un pagamento in via telematica secondo un misterioso art. 179”.

Nutrendo dei dubbi la vittima non sottostò agli intenti della donna e denunciò subito l’accaduto ai Carabinieri. 

La quinta vittima riceveva la solita telefonata da una donna “spacciatasi per un’appartenente ai NAS” che, chiesto all’interlocutore ed ottenuta conferma circa il possesso in capo di un asinello e di un pony, “replicava dicendo che ancora non erano stati registrati  a suo nome e che per evitare una sanzione ed un controllo il giorno dopo doveva entro le 12,00 versare la somma di euro 1.700,00 altrimenti diventavano 12.000,00 con conseguente visita da parte dei NAS”; allarmato e preoccupato aveva contattato la persona dalla quale aveva acquistato gli equini e con lui avevano raggiunto Casarano, dove incontravano tale “Caracciolo”; nel mentre continuavano a giungere telefonate della “dottoressa” che insistentemente chiedeva del versamento. Di seguito, spaventato ed in preda al panico, all’esito di un litigio tra il venditore, il Caracciolo e la moglie di quest’ultimo, (solo successivamente ricondotta ad una messa in scena) durante la quale il Caracciolo (ossia il BEVILACQUA) millantava il possesso del fantomatico verbale, aveva prelevato il denaro e lo aveva consegnato alla moglie del ‘Caracciolo’ che diceva sarebbe andata all’Ufficio Postale a fare subito il versamento. Immediatamente dopo aveva ricevuto una telefonata da parte della “dottoressa” che affermava di aver riscontrato l’avvenuto versamento. 

Le indagini, coordinate dal sost. Proc. dott. Giovanni GAGLIOTTA della Procura salentina, hanno permesso di raccogliere numerose testimonianze di persone presenti ai fatti oggetto delle contestazioni, nonché all’individuazione fotografica di entrambi i malfattori e dell’auto a loro in uso. Infine l’analisi dei tabulati telefonici e dei vaglia postali effettuati dalle vittime hanno chiuso il cerchio probatorio che ha portato poi all’emissione della misura cautelare. 

Nella mattinata odierna durante le perquisizioni domiciliari i militari operanti rinvenivano e sottoponevano a sequestro alcune copie di pagamenti mediante bollettino postale intestati falsamente a “NAS di Lecce – Nucleo Operativo”.

Inoltre i Carabinieri del NAS rinvenivano due “passaporti” di equini risultati venduti in assenza delle prescritte comunicazioni all’autorità sanitaria per cui venivano elevante sanzioni amministrative pari a 1200 euro. 

Al vaglio degli investigatori vi sono anche altri episodi in cui non si esclude il coinvolgimento dei due criminali, dei quali alcuni segnalati durante le conferenze esperite dall’Arma dei Carabinieri in tutta la Provincia proprio sulla tematica dei reati compiti dai sedicenti Carabinieri.

Esperite le formalità di rito gli arrestati sono stati tradotti presso la casa circondariale di Lecce.


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