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Quotidiano Lecce, Salento

- Sabato, 19 agosto 2017 - Ore 05:47

Truffa e ricettazione, nei guai una coppia

Truffa e ricettazione, nei guai una coppia

Casarano - Il Personale del Commissariato di polizia di Taurisano ha deferito all’Autorità Giudiziaria due coniugi residenti a Casarano: lei, una trentaseienne, con precedenti per reati contro il patrimonio, ritenuta responsabile di truffa ed il marito, un quarantatreenne, anche egli con precedenti per reati contro il patrimonio e contro la personale, dovrà rispondere di ricettazione. Nei giorni scorsi si presentavano presso l'ufficio i titolari di una gioielleria, denunciando di essere stati truffati da una donna che era entrata nel loro esercizio commerciale, acquistando, dopo aver visionato vari oggetti, una catenina in oro giallo e bianco, un pendente, sempre in oro bicolore, raffigurante una croce con il volto di Cristo in rilievo, un braccialetto della stessa lavorazione della collana, per un ammontare complessivo di euro 1.100,00. 

Mentre le veniva preparata la confezione regalo, la signora iniziava a parlare con la titolare del negozio, dicendole di essere già una cliente perché l’anno precedente aveva effettuato altri acquisti di oggetti in oro, parlandole, tra l’altro, di particolari dell’attività commerciale e della sua vita che in effetti corrispondevano al vero. Al momento del pagamento, la donna consegnava alla commerciante un bancomat emesso dalla BNL, tuttavia, nell’effettuare la transazione con il POS, riscontrava che il bancomat era bloccato in quanto il codice PIN digitato più volte dalla cliente era sbagliato; riprovava ancora ma sempre con esito negativo. 

A questo punto, la cliente riferiva alla titolare del negozio di aver assoluto bisogno degli oggetti perché il giorno successivo avrebbe dovuto partecipare ad una cerimonia e che avrebbe quanto prima regolarizzato il pagamento. La titolare accettava. Il giorno successivo, effettivamente, la cliente ritornava, di mattina, presso l’esercizio commerciale dicendo di voler comprare altri oggetti in oro, per un altro regalo. La titolare del negozio, quindi, le dava in visione alcuni gioielli ed alla fine sceglieva una catenina con pendente raffigurante una croce da uomo, un bracciale da donna ed un paio di orecchini, anche questi in oro bicolore bianco e giallo per un valore complessivo di euro 1.815,00, chiedendole di non confezionarli perché li avrebbe subito consegnati alle persone destinatarie. 

All’atto del pagamento consegnava un bancomat emesso dalla Banca Popolare Pugliese ma, nell’effettuare la transazione, il POS comunicava “Carta Bloccata”. A quel punto la titolare del negozio ha iniziato ad avere dei dubbi sull’onestà della donna e, dopo aver accertato tramite l’operatore dell’assistenza che il POS funzionava correttamente, si faceva riconsegnare gli oggetti in oro che la cliente aveva già riposto nella sua borsa, chiedendo, inoltre, i suoi dati anagrafici in quanto doveva compilare la bolla di acquisto, suggerendole di andare presso il bancomat di una banca che era ubicata nei pressi del negozio per ritirare i soldi. La cliente rilasciava i suoi dati anagrafici ed il numero del proprio cellulare, che, dai successivi accertamenti esperiti da questo Ufficio, sono risultati falsi, ed usciva dal negozio dirigendosi presso la Banca. Veniva seguita con lo sguardo dalla commerciante che notava la donna fingere di entrare in banca per poi salire a bordo di un’auto, della quale rilevava il numero di targa, condotta da un uomo.

Avendo ormai percepito di essere stata truffata, la commerciante, nella mattinata stessa, si recava presso un compro oro della zona e fingendosi una cliente interessata ad acquistare alcuni oggetti in oro, riconosceva, fra quelli datele in visione, quelli che aveva venduto alla truffatrice e quindi chiedeva l’intervento di personale di questo Ufficio che, portatosi immediatamente sul posto, provvedeva a porre sotto sequestro gli oggetti, acquisendo la documentazione relativa al soggetto che li aveva venduti, la cui descrizione combaciava con l’uomo visto alla guida della vettura. Dalle immagini acquisite dalle telecamere presenti presso l’esercizio commerciale, si risaliva, quindi, all’autrice della truffa, in quanto soggetto già noto alla Polizia. I gioielli sono stati restituiti agli aventi diritto.


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