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Quotidiano Lecce, Salento

- Venerdì, 18 agosto 2017 - Ore 22:17

Frode fiscale, sequestrati beni per 5 milioni di euro

Frode fiscale, sequestrati beni per 5 milioni di euro

Casarano - Nella giornata di ieri, i Finanzieri della Tenenza di Casarano hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo riguardante risorse finanziarie e beni immobili, per un valore complessivo pari a circa cinque milioni di euro, emesso nei confronti di alcuni imprenditori della provincia di Lecce resisi responsabili di un’articolata frode fiscale.

I militari, nell’ambito di indagini di polizia giudiziaria delegate dalla Procura delle Repubblica presso il Tribunale di Lecce, coordinate dal Pubblico Ministero dott.ssa Francesca Miglietta, hanno scoperto una truffa aggravata consumata ai danni dell’INPS e una ingente frode fiscale perpetrate da un’industria operante nel sud Salento, nel settore della fabbricazione di mobili per cucina.

Le due fattispecie criminose sono il frutto di una perfetta simbiosi tra sofisticati artifici contabili e aspetti connessi alla materia “gius-lavoristica”. Infatti, attraverso la simulazione di una crisi aziendale mai avvenuta, l’azienda verificata ha avanzato ripetute richieste di integrazioni salariali in favore dei propri dipendenti, beneficiando indebitamente dei contributi poi concessi.

L’attività ispettiva, che ha riguardato gli anni dal 2010 al 2014, ha permesso di accertare che l'azienda in questione ha sottoscritto con le organizzazioni sindacali appositi accordi per la cassa integrazione ordinaria, straordinaria e per il contratto di solidarietà, con i quali è stata stabilita una percentuale di riduzione dell'orario di lavoro settimanale dei propri dipendenti. Questa riduzione è stata integrata, poi, dai contributi erogati dall'I.N.P.S..

Di contro, documenti amministrativi extracontabili acquisiti presso la predetta azienda, abilmente occultati in un intercapedine dello showroom della stessa, hanno messo in luce che la società ha omesso di contabilizzare compensi per ore lavorative corrisposte "fuori busta" alla maggior parte del personale che risultava cartolarmente in cassa integrazione ma che, in realtà, prestava la sua opera lavorativa all'interno dell'impresa “in nero”. 

La frode fiscale si è concretizzata grazie all’utilizzo di specifici software, attraverso i quali i responsabili dell’industria hanno operato una scientifica scissione delle commesse ricevute in una parte esigua destinata alla fatturazione e una parte rilevante ceduta completamente in nero.

L’attività investigativa svolta ha portato alla denuncia di 41 soggetti per il reato di concorso nell’indebita percezione di contributi pubblici per l’ammontare complessivo di € 171.433,14; per 4 di loro è scattata anche la denuncia per il reato di frode fiscale derivante dall’ingente cessione di beni “in nero” per complessivi € 8.071.273,00 con evasione di imposte sui redditi per € 2.909.018,00 e di I.V.A. per € 1.650.004,00, per un totale complessivo di imposte non versate all’Erario pari ad € 4.559.022,00.


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