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Quotidiano Lecce, Salento

- Lunedì, 21 agosto 2017 - Ore 18:02

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Operazione "Puntina": in sei in manette

Operazione "Puntina": in sei in manette

Lecce - Nella mattinata di oggi la Polizia di Stato ha eseguito sei ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di: Gianluca Negro, nato a Lecce il 25.8.1985, Giovanni Negro, nato a Nardò il 22.6.1993, Cristian Cito, nato a Lecce il 3.5.1989, Cristian Lazzari, nato a Campi il 23.9.1983,  Luca Giuseppe Cesarea, nato a Campi il 9.11.1994, Carlo Coviello, nato a Solingen (Germania) il 4.10.1977. Le ordinanze sono state emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari Stefano Sernia su richiesta del P.M. Giuseppe Capoccia. Sono contestati i reati di rapina aggravata di una Mercedes classe B e di lesioni in concorso.

Questi i fatti: il giorno 3 aprile intorno alle ore 22.15 personale della Sezione Volanti interveniva presso il locale ospedale dove era giunto un giovane che era stato vittima di una rapina. Ai poliziotti egli ha raccontato che mentre si trovava a Surbo a bordo della propria auto una Mercedes classe B, insieme ad un conoscente, veniva affiancato e fermato da un gruppo di giovani che viaggiavano a bordo di due autovetture, una Fiat 500 di colore verde pastello dalla quale scendevano quattro persone e un’Audi A4 SW di colore nero dalla quale ne scendevano altre due. Questi ultimi dopo aver aperto la portiera dell’auto con forza lo facevano scendere, quindi l’occupante della Fiat 500 armato di pistola lo colpiva al capo, dopo ciò tutti e sei infierivano contro di lui con calci e pugni su tutto il corpo. Successivamente le sei persone si allontanavano con le proprie auto e con quella della vittima che , soccorsa da un amico era condotta in ospedale, dove veniva diagnosticata una ferita lacero contusa alla testa e vari ematomi per tutto il corpo.

Considerato che la vittima aveva fornito delle indicazioni utili al riconoscimento di alcuni degli aggressori tra cui anche la descrizione fisica, personale della sezione volanti si recava nell’immediatezza a Surbo dove, nei pressi di un bar individuava un gruppo di giovani fra i quali Negro Giovanni che dalle informazioni fornite dal denunciante poteva essere uno degli aggressori , pertanto, veniva condotto in ufficio. Il fermato che tra l’altro risultava sottoposto alla misura della libertà vigilata con obbligo di permanenza in casa dalle ore 22.00 alle ore 8.00. Si rendeva pertanto necessario effettuare una perquisizione domiciliare  a seguito della quale veniva rinvenuta un’auto modello Audi A4 indicata dal rapinato. Il personale della Squadra Mobile , dopo una complessa attività d’indagine riusciva a ricostruire esattamente la dinamica della rapina e ad individuare gli altri autori del reato ; in particolare il NEGRO Giovanni era stato aiutato da LAZZARI e da due giovani di Trepuzzi che la persona offesa conosceva con il soprannome di “Bomba” e “Macucu” i quali, anche dopo che la vittima era caduta a terra sanguinante continuavano il pestaggio colpendolo  con violenti calci, finché si allontanavano portando con loro l'autovettura rapinata.

Gli investigatori della Squadra Mobile, sulla scorta delle indicazioni fornite dalla vittima, corroborate dalla ricognizione fotografica effettuata dopo pochi giorni dall'aggredito, risalivano anche agli altri quattro aggressori, ovvero Cesaria detto “Bomba”, Coviello detto “Macucu”. Ulteriore riscontro al racconto del denunciante è costituito dall'essere  NEGRO Gianluca possessore appunto di un'autovettura AUDI di colore scuro. Decisivo per la credibilità della denuncia risultava infine l'esame di una serie di filmati relativi a impianti di videoregistrazione che permettevano di accertare, proprio nel lasso di tempo indicato dalla persona offesa, dapprima il passaggio nella zona dei fatti di una AUDI di colore scuro e di una FIAT 500 e quindi una colluttazione di più persone che si scagliavano tutte contro un singolo individuo. Sul luogo dei fatti venivano repertate le tracce ematiche di tale aggressione.

L'autovettura oggetto di rapina veniva quindi abbandonata il giorno successivo all'episodio, probabilmente nella consapevolezza della denuncia sporta dal proprietario. Gravissimo risultava peraltro l'episodio verificatosi dieci giorni dopo l'aggressione, quando l'autovettura oggetto di rapina veniva incendiata sulla pubblica via. A giudizio del GIP l'episodio assumeva “ una duplice valenza [...]: di significazione del prevalere comunque della volontà del gruppo di sottrarre quel bene [...], e di intimidazione, significando la volontà e la capacità del gruppo di raggiungere e colpire [la persona offesa] anche nella sua abitazione, se necessario”. La misura cautelare della custodia cautelare in carcere è stata disposta dal GIP sulla considerazione, oltre che della obiettiva gravità dei fatti, dei numerosi precedenti penali gravanti su tutti gli indagati, fatta eccezione per COVIELLO.


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