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Quotidiano Lecce, Salento

- Venerdì, 18 agosto 2017 - Ore 22:18

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Tentata estorsione ai danni di un imprenditore. Due arresti

Tentata estorsione ai danni di un imprenditore. Due arresti

Lecce - Sono state eseguite ieri, dalla Polizia di Stato, due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di Francesco Lipari, leccese del’69 e Antonio Calò, neretino del’83 per tentata estorsione, aggravata dall’essersi avvalsi delle modalità mafiose, ai danni di una impresa edile incaricata dell’installazione di impianti idrici ed infrastrutture stradali. Le indagini hanno preso il via da una denuncia presentata dal titolare dell’impresa presso gli Uffici della Squadra Mobile, il 25 settembre scorso.

Nella circostanza l’uomo riferì che, il giorno precedente, presso il cantiere da lui gestito, una persona, che si presentava come “il sogliola di Lecce”, aveva avvicinato un suo dipendente a cui riferiva di volere, dal titolare, la somma di 5000 euro, necessari “per far mangiare gli amici”, minacciando di bruciare gli  automezzi dell’azienda qualora non avessero pagato. Tra l’altro, “il sogliola” era ben informato circa alcuni lavori eseguiti dall’impresa in provincia.

Il giorno seguente il “sogliola” - nel frattempo identificato dalla Squadra Mobile nel Lipari - aveva avvicinato nuovamente il dipendente della ditta chiedendogli se avesse riferito la richiesta al titolare ed intimandogli di non parlarne per telefono. Il dipendente riconosceva nell’autista dell’auto un giovane che alcuni mesi prima era stato coinvolto in un incidente con un mezzo del cantiere. 

Il 26 settembre, Lipari si è presentato nuovamente al cantiere, scagliandosi con minacce contro il titolare dell’impresa ed il suo dipendente dicendo che, se fosse stato denunciato, avrebbe “fatto volentieri sette anni di galera” ma appena uscito si sarebbe vendicato. La minaccia era stata poi accompagnata da calci sferrati con violenza contro una macchina della ditta.

Nell’ordinanza di custodia cautelare il GIP ha riconosciuto nel comportamento degli indagati, che facevano riferimento alla necessità di “far mangiare gli amici” ed dalla minaccia di bruciare i mezzi dell’impresa, l’aggravante dell’aver agito con modalità mafiose. L’ordinanza è stata emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari Dr. Giovanni Gallo su richiesta del P.M. Dr. Carmen Ruggiero.


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