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Quotidiano Lecce, Salento

- Sabato, 25 novembre 2017 - Ore 01:15

Furto di mitra dalla sede della Forestale, 3 arresti

Furto di mitra dalla sede della Forestale, 3 arresti

Lecce - La notte tra il 13 e 14 luglio scorsi, ignoti accedevano all’interno della sede del posto fisso del Corpo Forestale dello Stato di Lecce - San Cataldo, asportando dall’armadio blindato due pistole mitragliatrici M/12 S2 e quattro serbatoi, duecento cartucce calibro 9x19, un giubbetto ed un casco antiproiettile e una placca di riconoscimento per Agenti di Polizia Giudiziaria. Una volta all’interno del locale armeria, utilizzando la fiamma ossidrica, i responsabili del furto avevano praticato due precise aperture di forma rettangolare sull’anta sinistra dell’armadio blindato con chiusura a combinazione, dove erano custodite le armi, le munizioni e l’equipaggiamento asportato.

L’ispezione dattiloscopica effettuata sul posto già consentiva di individuare alcune impronte palmari e digitali sul pomello della porta blindata divelta e sullo stipite di un locale adiacente, mentre altre impronte venivano esaltate in laboratorio su materiale rinvenuto e sequestrato poiché verosimilmente maneggiato dagli autori, tra cui un porta rotolo in metallo e una busta in plastica trasparente. Inoltre il successivo esame dei luoghi consentiva di rinvenire tracce ematiche sul lato interno dell’anta dell’armadio metallico, proprio in corrispondenza del taglio superiore effettuato sulla lamiera con l’utilizzo della fiamma ossidrica. Da alcune circostanze oggettivamente rilevabili dall’ispezione dei luoghi, emergeva chiaramente la perfetta cognizione - da parte degli autori del furto - non solo della dislocazione degli ambienti interni alla struttura, ma addirittura dell’esatta ubicazione dell’armamento all’interno dell’armadio metallico in cui era custodito. Infatti, con l’uso di una fiamma ossidrica, erano state praticate due sole aperture in perfetta corrispondenza con la collocazione delle armi, delle munizioni e degli equipaggiamenti, atteso che venivano asportati senza necessità di praticare ulteriori tagli alla superficie metallica né ricorrere alla forzatura della serratura a combinazione.

Quanto constatato rendeva da subito evidente la complicità di un “basista” interno al Posto Fisso che aveva quindi fornito precise indicazioni agli autori materiali del furto, anche in considerazione del fatto che gli stessi avevano agito indisturbati e nella consapevolezza dell’assenza di sistemi di videosorveglianza, di allarme o di qualsiasi altra forma di vigilanza attiva alla caserma. Aspetto determinante ai fini dell’immediato sviluppo delle indagini risultava quanto osservato da un carabiniere, effettivo alla Stazione di Rho (MI), il quale la notte precedente a quella di consumazione del furto, trovandosi occasionalmente a San Cataldo libero dal servizio, assisteva a quello che risulterà essere il sopralluogo alla sede della forestale, effettuato dagli autori del furto preliminarmente al compimento dell’azione criminosa. Nella fattispecie, alle 02:45 del 13 luglio, nei pressi del bar Alex, il suddetto carabiniere notava giungere una Fiat Panda di colore giallo con tre individui a bordo, i cui atteggiamenti sospetti lo inducevano ad annotare il numero di targa e ad osservarne con attenzione i movimenti. Constatava che i tre, una volta scesi dal mezzo, si dirigevano a piedi proprio in direzione della vicina caserma della Forestale, per ritornare alla macchina dopo circa otto minuti con la quale si allontanavano definitivamente.

Gli accertamenti sulla vettura individuata dal carabiniere la notte prima della consumazione del furto, la ricerca di un “basista” interno e la combinazione di tali elementi trovava perfetta corrispondenza in una serie di contatti telefonici intercorsi tra i primi due attori e un terzo personaggio collegato ad entrambi. Proprio tra i tre intercorrevano contatti telefonici a ridosso e poco dopo le operazioni di sopralluogo annotate dal carabiniere e immediatamente dopo la consumazione del furto.

Il coinvolgimento di BIANCO Ermanno (dipendente civile della forestale), BUCCARELLA Angelo e ARCATI Antonio Boris (pregiudicati della zona)  nelle fasi organizzative ed attuative della sottrazione delle armi e munizioni presso la Forestale di San Cataldo, trovava pieno ed oggettivo riscontro nello sviluppo delle indagini effettuate attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, perquisizioni e sequestri, nonchè accertamenti di natura scientifica sulle tracce acquisite in sede di ispezione dei luoghi. Dal complesso delle attività si documentava che BIANCO Ermanno aveva ideato e organizzato insieme a BUCCARELLA Angelo il furto presso la sua attuale sede di servizio, consumato materialmente da quest’ultimo con la complicità di ARCATI Antonio Boris, anche mediante l’utilizzo di una fiamma ossidrica. In tal senso fortemente indicative risultavano già le prime intercettazioni telefoniche sull’utenza in uso ad ARCATI, nel corso delle quali emergeva la disponibilità da parte di quest’ultimo di attrezzature proprio per fiamma ossidrica. In effetti la perquisizione effettuata nei confronti di ARCATI il successivo 9 agosto, permetteva di rinvenire presso la sua abitazione di Leverano, all’interno di una “tina”, attrezzatura idonea allo scasso e compatibile con le modalità di consumazione del furto, tra cui proprio una fiamma ossidrica completa di cannello erogatore, tubi di collegamento, manometri e bombola d’ossigeno.  La prova inconfutabile circa le responsabilità di ARCATI Antonio Boris quale autore del furto delle armi in dotazione al Corpo Forestale di San Cataldo giungeva dall’esito degli accertamenti effettuati dalla Sezione Investigazioni Scientifiche di Bari, che riscontravano “l’identità dattiloscopica” tra le sue impronte palmari e digitali e quelle esaltate in sede di ispezione dei luoghi.

Assodate quindi le responsabilità di ARCATI quale autore del furto in esame, lo sviluppo delle indagini attraverso le intercettazioni ambientali a bordo della Fiat Croma in uso a BIANCO Ermanno, consentiva di raccogliere una serie di elementi di prova anche nei confronti di quest’ultimo e di BUCCARELLA Angelo. Costoro infatti, come vedremo nel dettaglio, proprio commentando la notizia della perquisizione e dei sequestri operati a carico di ARCATI presso la sua abitazione di Leverano e della qualità di indagato quale autore del furto, svelavano il loro diretto coinvolgimento nella programmazione e realizzazione dell’azione criminosa. L’ulteriore conferma che ARCATI Antonio Boris, BIANCO Ermanno e BUCCARELLA Angelo erano gli autori del furto alla forestale era già emersa il 25 agosto 2014, quando questi ultimi due commentavano in auto il furto di carte d’identità, consumato presso la sede del Municipio di Parabita e che seguiva di pochi giorni un altro analogo avvenuto a Gallipoli, nel corso del quale erano state asportate anche nove pistole in dotazione alla polizia municipale. In tale contesto BIANCO e BUCCARELLA si erano mostrati rinfrancati dall’idea che questi ultimi due furti, commessi con modalità analoghe a quello da loro consumato a San Cataldo, ovvero con l’uso di una fiamma ossidrica, avrebbero indotto gli inquirenti a concentrare le attenzioni investigative in altri ambiti: “hai visto che hanno fatto un altro furto con la fiamma ossidrica... (...) meno male... cosi cacano il c….. agli altri”: Questa mattina sono state eseguite le tre O.C.C. emesse dal GIP – Dott. BRANCATO che ha pienamente accolto le richieste del PM – Dott. CARDUCCI, tratte dalle risultanze investigative emerse nel corso delle indagini.


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