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Quotidiano Lecce, Salento

- Giovedì, 23 novembre 2017 - Ore 19:30

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Associazione mafiosa, droga e armi: 35 arresti all'alba

Associazione mafiosa, droga e armi: 35 arresti all'alba

Lecce - Sono 35 gli arresti scattati nel blitz di questa mattina all'alba. I reati contestati agli affiliati alla Sacra Corona Unita sono associazione di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti, estorsione e detenzione di armi. A capo dell'operazione gli agenti della Squadra Mobile di Lecce, coadiuvati da tutte le altre Squadre Mobili pugliesi, e da quelle di Potenza e Matera, dal Reparto Volo e dai Cinofili di Bari. Sono state eseguite trentacinque misure cautelari, di cui trentaquattro in carcere ed una applicativa degli arresti domiciliari, disposte dal Giudice per le Indagini Preliminari dott. Alcide Maritati su richiesta del P.M. della DDA di Lecce dott. Guglielmo Cataldi per i reati di associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti, estorsione e detenzione di armi. Le indagini, interamente condotte dalla locale Squadra Mobile, hanno consentito di delineare un quadro indiziario grave preciso e concordante che ha consentito al Pubblico Ministero di richiedere i provvedimenti custodiali. 

I soggetti attinti dai provvedimenti cautelari dispositivi della custodia in carcere sono i seguenti:

 1. ANCORA Alessandro, leccese, trentacinque anni;

 2. BARBETTA Adriano, di Cavallino, ventiquattro anni;

 3. BLAGO Carmen, leccese, quarant’anni;

 4. BRIGANTI Pasquale, leccese, quarantacinque anni; attualmente detenuto

 5. CALO’ Giuliano, leccese, trentacinque anni;

 6. CALO’ Massimiliano, leccese, trentanove anni;

 7. CAPILUNGO Gianluca, leccese, ventitrè anni; 

 8. CONTALDO Maurizio, leccese, cinquantatre anni;

 9. DE MATTEIS Daniele,  di Lizzanello, trenta anni; attualmente detenuto

10. DE MATTEIS Roberto Mirko, trentotto anni, attualmente detenuto

11. FIRENZE Ivan, leccese, trentatrè anni;

12. FIRENZE Marco, leccese, quarantotto anni; 

13. GAETANI Carlo, leccese, quaranta anni;

14. GRECO Gioele, leccese, trentasette anni, attualmente detenuto;

15. LEO Ubaldo Luigi, leccese, cinquanta  anni;

16. LEUZZI Antonio, leccese, ventitre anni;

17. LUGGERI Francesco, di Trepuzzi, trentacinque anni;

18. MARCHELLO Omar, di Lizzanello, trentasei anni;

19. MARZANO Fabio, leccese, quarantacinque anni; attualmente detenuto

20. MAZZOTTA Carmine, leccese, quarantuno anni;

21. MONACO Angelo, leccese, trentotto anni; attualmente detenuto

22. MONACO William, leccese, venticinque anni;

23. MONTINARI Antonio Alvaro, leccese, quarantatre anni;

24. MONTINARO Nicola, leccese, quarantotto anni;

25. PACENTRILLI Marco, leccese, trentuno anni;

26. PEPE Antonio, leccese, cinquantatre anni; attualmente detenuto

27. PEPE Cristian, leccese, quaranta anni, ; attualmente detenuto

28. PEPE  Marco, leccese, ventinove anni;

29. PERRONE Antonio, leccese, trentuno anni;

30. ROLLO Pier Luigi, leccese, venticinque anni;

31. ROTONDO Francesco, leccese, trenta anni;

32. TARANTINO Salvatore, leccese, trentacinque anni;

33. TOFFOLETTI Oronzo, leccese, quarantanove anni; 

34. ZECCA Juri, leccese, ventidue anni.

E’ stato invece sottoposto agli arresti domiciliari Simone Filograna, trentasei anni, leccese. Attualmente risultano irreperibili Juri Zecca, Antonio Alvaro Montinari e Ubaldo Luigi Leo. L’indagine della Squadra Mobile costituisce la prosecuzione delle indagini svolte nel procedimento c.d. “CINEMASTORE”, nel corso del quale era stata accertata l'operatività nella città di Lecce dell’associazione “sacra corona unita”, in quel momento capeggiata da BRIGANTI Pasquale e NISI Roberto. Quest’ultimo, in particolare, nel corso dell’udienza preliminare di quel processo, aveva pubblicamente ammesso e rivendicato il suo ruolo direttivo all’interno dell’organizzazione, sia pure al fine di scagionare i familiari. Nel 2012 risultava dunque operante a Lecce un gruppo criminale facente capo a BRIGANTI (il quale aveva ricevuto la dote di “completo” da Mario TORNESE) e NISI, che si contrapponeva al gruppo capeggiato da LEO Andrea detto “Vernel”. Tale articolazione entrava peraltro in crisi a seguito dell’arresto del suo capo mentre il gruppo di NISI estendeva la sua influenza sulle zone un tempo sotto l’influenza di LEO e VERARDI (nel frattempo divenuto collaboratore di giustizia). Arrestato nel maggio 2012 NISI, all’interno del suo gruppo emergevano motivi di contrasto tra i suoi luogotenenti, VADACCA Davide da un lato e GRECO Gioele e DE MATTEIS Daniele dall’altro, contrasti che trovavano origine nel traffico di cocaina. 

Il ruolo di spicco acquisito da Gioele Greco è stato documentato da incontri che teneva a Lecce con trafficanti di stupefacente in passato facenti parte del gruppo LEO, che “transitavano” a suo carico (MARCHELLO Omar) e dal versamento da parte sua di somme di denaro in  favore di Remo DE MATTEIS, il quale usufruiva di permessi premio concessi dal Tribunale di Sorveglianza di Trapani.

Il traffico di stupefacenti veniva posto in essere dal gruppo capeggiato da GRECO Gioele, i fratelli Remo e Daniele DE MATTEIS, MARCHELLO Omar e Yuri ZECCA con modalità particolarmente violente ed efferate, tanto da indurli a commettere reati anche nei confronti di appartenenti all’organizzazione stessa.

L’episodio di maggiore gravità in questo senso è costituito dal suicidio di Luca ROLLO il quale, vessato da continue minacce, violenze, percosse e vessazioni volte ad indurlo a saldare un debito di circa ventimila euro derivante da passate forniture di stupefacente, si è tolto la vita il 12 gennaio 2013. A detta del  GIP, “le condotte reiterate di vessazione, minaccia e violenza compiute nei confronti del povero ROLLO Luca, sono state di tale insistenza e cattiveria da non potersi certamente ritenere che l’evento suicidario non debba essere messo in stretta relazione causale con il delitto di spaccio di sostanze stupefacenti e conseguente estorsione pluriaggravata finalizzata a recuperare i debiti maturati dal ROLLO”. Agli autori di tali condotte (BARBETTA Adriano e TARANTINO Salvatore su mandato di GRECO Gioele, DE MATTEIS Daniele e ZECCA Yuri) è contestato tra l’altro il reato di cui all’art. 586 c.p. ”Morte come conseguenza di altro delitto”, ritenendoli responsabili in ultima analisi della morte di Luca ROLLO.

In altra occasione è stato accertato il compimento di una rapina in danno di Flaviano Pino LETTERE, al quale con violenza veniva sottratto da GIOELE Greco, DE MATTEIS Remo, CARLUCCIO Cristian, LUGGERI Francesco e MARCHELLO Omar, un consistente quantitativo di stupefacente. Da questo ultimo episodio nasceva un insanabile contrasto, in seno all’associazione, tra il gruppo di GRECO e il gruppo di VACCA Ciro, gruppo del quale faceva parte il LETTERE. 

La sera del 12 gennaio 2013, quindi, presso il distributore “TAMOIL” in Cavallino, via Caprarica, Ciro VACCA colpiva Gioele GRECO all’addome con alcuni colpi di pistola (episodio per il quale veniva condannato con rito abbreviato alla pena di sei anni di reclusione). Per tutta risposta, il 26 dello stesso mese Flaviano Pino LETTERE (“persona offesa” della rapina, veniva portato con un pretesto da GRECO (prontamente ristabilitosi) in una casa di Torre Chianca e lì violentemente percosso e ferito al viso con un’arma da taglio. Il 19 marzo successivo l’arresto di GRECO poneva termine temporaneamente a questa spirale di violenza. Le indagini, che avevano sino ad allora  documentato la genesi e le ragioni di tali episodi di violenza, documentavano altresì l’intensissima attività di spaccio di stupefacenti posta in essere dai due gruppi, nonchè ulteriori attività criminali.

Il gruppo di VACCA favoriva la latitanza di due persone di elevatissimo spessore criminale. Il primo era il moldavo VITALI Serghei, evaso il 21.1.2013 dal carcere di Padova, il quale trovava rifugio in una abitazione a lui procurata da LETTERE Flaviano a Frigole, dove veniva arrestato il 23.3.2013. Coinvolti nel favoreggiamento della latitanza risultavano anche PEPE Marco, VITALE Antonio e SPEDICATI Ivan. Nella stessa zona e nello stesso periodo trovava rifugio anche GIORDANO Giuseppe detto “Aiace”, già condannato alla pena di anni trenta di reclusione per l’omicidio di VANTAGGIATO Santino commesso unitamente a DI EMIDIO Vito il 16 settembre 1998 in Montenegro. Questi sarebbe poi stato arrestato a Manduria il successivo 29 marzo.

La evasione del VITALI dal carcere di Padova e la presenza proprio in quello stesso carcere di PEPE Cristian, condannato all’ergastolo e zio di PEPE Marco, inducevano la Squadra Mobile a concentrare l’attenzione su quella Casa Circondariale, intuizione questa che portava a eccezionali risultati investigativi. Analizzando infatti il traffico delle celle telefoniche della città veneta veniva scoperto come Cristian PEPE e Ivan FIRENZE, lì detenuti, avessero all’interno del carcere la disponibilità di computer e chiavette USB a mezzo dei quali comunicavano con i familiari all’esterno. Utilizzando “Facebook Video Calling” e “Skype”, infatti, i detenuti effettuavano videochiamate con i familiari e, per loro tramite, con i membri dell’organizzazione all’esterno, impartendo direttive e ricevendo notizie. Tali comunicazioni, che gli interlocutori pensavano essere assolutamente “sicure”, venivano quindi intercettate e ciò permetteva di apprendere quali fossero le attività ed i nuovi assetti dell’organizzazione. In particolare veniva accertata l’esistenza di un grave contrasto tra GRECO Gioele e VADACCA Davide, il quale VADACCA veniva difeso da NISI (ormai ritenuto non più in grado di guidare con autorevolezza il suo gruppo), l’avvicinamento di GRECO Gioele a PEPE Cristian ed infine il passaggio di FIRENZE Ivan, il cui rapporto con Totò RIZZO si era incrinato,  al gruppo PEPE. Per conto dei detenuti FIRENZE Ivan e PEPE Cristian agivano all’esterno i parenti tra i quali in particolare FIRENZE Marco e PEPE Marco. Il 17 luglio 2013 venivano disposte dalla DDA di Lecce alcune perquisizioni presso la Casa Circondariale di Padova e presso le abitazioni delle persone coinvolte nelle comunicazioni in uscita dal carcere, perquisizioni che portavano al sequestro di computers, cellulari, tablet dai quali venivano estratti ulteriori elementi di prova. 

Tra l’estate e l’autunno del 2013 numerosi episodi inducevano a ritenere che la leadership di Roberto NISI si stesse progressivamente indebolendo. Tra questi, l’esplosione di colpi di pistola contro l’abitazione del padre di Salvatore NOTARNICOLA (19 maggio 2013), nonché contro la abitazione di questi (20 agosto 2013), l’affissione in città di manifesti funebri annuncianti la scomparsa di VADACCA (12 settembre 2013), l’esplosione di colpi di arma da fuoco all’indirizzo di VADACCA Davide presso il centro sportivo “OUTLINE” (9 ottobre 2013), l’esplosione di colpi di pistola all’indirizzo di BELLANOVA Alessio (10 ottobre 2013),  nonché contro il “Bellini Caffè” ed il negozio “Good Look” (13 ottobre 2013), il “Caffè Carletto” (13 dicembre 2013) ed il “Bar Paisiello” (15 dicembre 2013). VADACCA, BELLANOVA e NOTARNICOLA risultavano appartenenti al clan di NISI (e perciò arrestati il 16 ottobre 2013 operazione “RESET”). Gli accertamenti balistici rivelavano che la stessa arma da fuoco era stata utilizzata per sparare contro BELLANOVA, il “Bellini caffè” e il “Caffè Carletto”. Si trattava di una Beretta con matricola abrasa che il 27 febbraio 2014 verrà sequestrata a BLAGO Johanne, parente di BLAGO Carmen, compagna di BRIGANTI Pasquale. 

BRIGANTI, che nel dicembre 2013 era stato ammesso al regime degli arresti domiciliari, veniva nuovamente arrestato il 26 febbraio 2014 in esecuzione dell’operazione “NETWORK”. Tra il 27 ed il 28 febbraio veniva arrestato MONACO Angelo, nella cui disponibilità venivano rinvenuti un fucile a canne mozze, una pistola e due ordigni esplosivi. L’intercettazione dei suoi colloqui in carcere consentiva di accertare da un lato il suo collegamento con Pasquale BRIGANTI, dall’altro il ruolo del fratello MONACO William quale incaricato di comunicare con i sodali rimasti liberi e di continuarne le attività illecite in particolare nel traffico di stupefacenti. Tra l’altro si apprendeva come al momento dell’arresto MONACO Angelo avesse introdotto in carcere stupefacente celato all’interno del corpo, che poi aveva consumato con altri detenuti.

La progressiva emarginazione di NISI trovava conferma nel pestaggio da questi subito all’interno del carcere di Lecce il 28 marzo 2014, mandante del quale risultava essere proprio BRIGANTI. Questi inoltre veniva informato delle attività dei propri associati liberi nel corso dei colloqui con la compagna BLAGO Carmen la quale, inoltre, riceveva presso la propria abitazione le somme di denaro frutto delle attività criminali del gruppo, somme delle quali dava poi conto al BRIGANTI.

Negli stessi giorni analoga aggressione subiva nel carcere di Taranto GRECO Gioele, il quale sino ad allora continuava a riconoscere come proprio referente NISI e che veniva picchiato da LEO Andrea “Vernel”. Il 18 aprile 2014 la Polizia Penitenziaria intercettava una lettera inviata da GRECO Gioele, per il tramite di un terzo detenuto, a BRIGANTI Maurizio e PEPE Antonio nella quale GRECO, a seguito dell’aggressione subita, manifestava l’intenzione di lasciare il gruppo NISI per entrare a far parte di quello capeggiato da BRIGANTI. GRECO non si limitava a tale affiliazione, vendicandosi altresì dell’aggressione subita da LEO Andrea. Contro l’abitazione dei genitori di quest’ultimo in Vernole, infatti, il 15 aprile 2014 venivano esplosi sei colpi di pistola cal.38, che le indagini permettevano di accertare essere stati esplosi da DE MATTEIS Daniele, in quel momento latitante e fidato amico di GRECO. Questi trasmetteva l’ordine al DE MATTEIS tramite la zia GRECO Emanuela, nel corso di un colloquio in carcere.

Nel frattempo BRIGANTI intensificava le attività estorsive commesse per il tramite di BLAGO Carmen, intervenendo anche per imporre la sua protezione nei confronti di persone sottoposte ad estorsione da altri. È il caso del gestore di due furgoni fast food siti nel centro di Lecce il quale, sottoposto ad estorsione ad opera di CALO’ Massimiliano e subìto l’incendio di uno di questi (il 22 marzo 2014), richiedeva, per il tramite di BLAGO Carmen, l’intervento di BRIGANTI per far cessare tali atti.

L’installazione di una microspia ambientale all’interno dell’autovettura in uso a MONACO William, fratello di Angelo, permetteva di apprendere in tempo reale le dinamiche associative ed i rapporti tra i vari gruppi operanti nella città di Lecce, e di individuare i responsabili di una serie di episodi criminosi che provocavano grave allarme sociale. Quanto agli assetti associativi, risultava ormai stabile l’alleanza tra il gruppo PEPE ed il gruppo BRIGANTI, mentre persisteva un contrasto (di antica origine) tra questi e GRECO Nicola in ordine al predominio sulla zona 167 di Lecce. GRECO, in particolare, stava approfittando della detenzione di BRIGANTI e della esautorazione di NISI per riprendere l’attività di spaccio di stupefacenti. Nel giugno del 2014 i componenti del gruppo di LEO Andrea (tra i quali lo stesso fratello Gregorio ed il cognato ANTONUCCI Alessandro) erano fatti oggetto di sistematiche aggressioni all’interno del carcere ordinate da BRIGANTI, il quale meditava azioni punitive anche nei confronti di coloro che, in libertà, erano sospettati di essersi avvicinati al gruppo di Nico GRECO. Tale attività veniva posta in essere in pieno accordo con i fratelli PEPE.

Anche i locali sottoposti a “protezione” dal gruppo di LEO Andrea erano oggetto di atti ritorsivi ad opera dagli appartenenti al gruppo BRIGANTI. Così la pizzeria “La diavola” in via Giovanni Paolo II, sottoposta ad estorsione da MUNGELLI Francesco, storicamente vicino al gruppo di LEO Andrea, veniva colpita da alcuni colpi di pistola il 29 aprile 2014, presumibilmente esplosi da CALO’ Massimiliano. Pochi giorni dopo, il 7 maggio, altri sette colpi di pistola venivano esplosi contro la saracinesca, questa volta da ROLLO Pierluigi, supportato logisticamente appunto da MONACO William e Marco PACENTRILLI, tutti appartenenti al gruppo BRIGANTI. La strategia di quest’ultimo, dopo avere estromesso NISI, era dunque quella di esautorare da qualsiasi ruolo e influenza criminale anche LEO Andrea. Il giorno dopo, 8 maggio, veniva preso di mira da ROLLO e MONACO il negozio “ARTIGIANI PER CASO” in via Imperatore Adriano 6, contro la cui vetrina venivano esplosi solo due colpi causa l’inceppamento della pistola. Titolare del negozio è la moglie di GRECO Alessandro, latitante arrestato quella stessa mattina in compagnia di Francesco MUNGELLI, appartenente al clan di LEO Andrea, ancora una volta obiettivo delle azioni criminali del gruppo BRIGANTI.

La stessa matrice appare avere l’attentato del 23 aprile 2014 in danno del negozio “GLI ELETTRICI” in via Duca d’Aosta di proprietà del padre della compagna di MUNGELLI. Visto che l’attentato dell’8 maggio non era stato portato a termine per l’inceppamento della pistola, il 18 maggio MONACO William, in compagnia di TROFO Massimiliano, ne riprovava la funzionalità pensando bene di crivellare di colpi un segnale stradale sulla tangenziale est all’altezza dello svincolo per San Ligorio. Anche questo episodio veniva registrato dalla microspia installata a bordo dell’autovettura di MONACO. Il 25 maggio seguente, con la medesima pistola, come dimostreranno in seguito gli accertamenti balistici, ROLLO Pierluigi  e MONACO William esplodevano sei colpi di pistola contro la macelleria islamica “ESSALAM HALLAL” in via Antonaci. Detta arma verrà infine sequestrata il 17 settembre u.s. in occasione dell’arresto di ROLLO Pierluigi e MARZANO Fabio, trovati in possesso di un kg di eroina.

Il 15 giugno MONACO, in compagnia di ROLLO, esplodeva alcuni colpi di pistola contro una persona che si era affacciata al balcone di un edificio in viale Roma. Dalle conversazioni intercettate tra i due si comprendeva che tali colpi erano stati esplosi contro una persona che non era quella che nell’intenzione degli autori doveva essere destinataria dell’intimidazione. I due, infatti, intendevano intimidire un loro debitore inadempiente sparando i colpi contro l’abitazione dove abitano i genitori di Carmine MAZZOTTA, dimostrando così la loro capacità di intimidazione anche in una zona estranea alla loro diretta influenza. Non solo i due prendevano di mira una persona del tutto estranea alle loro attività, ma il giorno successivo William MONACO veniva convocato da MAZZOTTA il quale lo minacciava e gli puntava una pistola cal. 357 alla testa.

Nel corso delle indagini MAZZOTTA è risultato essere elemento di spicco in seno al clan PEPE e vantava la disponibilità di quantitativi di stupefacente (che proponeva in vendita anche allo stesso William MONACO) tali da porlo in posizione di predominio per tale commercio nella zona 167.IL 3 luglio 2014 due sconosciuti esplodevano quattro colpi di pistola contro SARICONI Alessandro, che si trovava in via Maglio, alle spalle della clinica privata “PETRUCCIANI”. Le conversazioni all’interno dell’auto di MONACO facevano capire che autori del delitto erano ROLLO Gianluigi e CAPILUNGO Gianluca, i quali avevano gambizzato SARICONI per punirlo di un debito conseguente a forniture di stupefacente a questi consegnato dal gruppo di Giuliano CALO’.

Il 14 luglio 2014, per puro divertimento, ROLLO Pierluigi, CALO’ Giuliano, William MONACO e CAPILUNGO Gianluca, facevano esplodere un ordigno in via Raffaello Sanzio 2, causando il danneggiamento di un muretto del condominio “LECCE 2”. Il gruppo oggetto di indagine era protagonista, il 3 settembre 2014, di un ulteriore gravissimo episodio. In via Verona si fronteggiavano, esplodendo reciprocamente numerosi colpi di arma da fuoco, due gruppi, il primo composto da CALO’ Giuliano, CALO’ Massimiliano, ROLLO Pierluigi e CAPILUNGO Gianluca, il secondo da MAZZOTTA Carmine, LEO Ubaldo e CAFARO Emanuele. L’episodio veniva ricostruito con l’ausilio, oltre che delle intercettazioni ambientali, dei filmati di numerosi impianti di videosorveglianza. I fatti erano inoltre oggetto dei colloqui in carcere tra BRIGANTI e la compagna BLAGO, dai quali si apprendeva che il motivo del contrasto era da ricondursi all’estorsione ad un esercizio commerciale contesa tra  due gruppi, mentre BRIGANTI si riprometteva di attivarsi per ricondurre la situazione alla normalità.

Nell’occasione si aveva modo di apprendere anche che Carmen BLAGO si era personalmente attivata per impedire che i fratelli Giuliano e Massimiliano CALO’ procedessero all’eliminazione di CAFIERO Andrea, al quale rimproveravano di frequentare gli appartenenti al gruppo contrapposto. Il  GIP, con separata ordinanza, ha disposto, ai sensi dell’art. 12 sexies co.4 DL 306/92, il sequestro delle autovetture e motoveicoli di seguito elencati, risultati di proprietà o comunque nella disponibilità degli indagati, il cui valore appare sproporzionato rispetto al reddito dichiarato nonché all’attività economica da questi svolta.

MERCEDES 300 ML CDI 4 Matic, in uso a BLAGO Carmen;

moto DUCATI, in uso a TOFFOLETTI Oronzo;

SMART Four Two MHD,in uso a BLAGO Carmen;

AUDI A3, in uso a LEO Ubaldo Luigi;

MERCEDES classe A 180 CDI, in uso a MONACO William;

MERCEDES classe A 160, in uso a MONACO Angelo;

Mini Cooper S One in uso a CALO’ Massimiliano;

Scooter YAMAHA T-Max 500 in uso a MONACO Angelo;

Moto YAMAHA FZS 60 Fazer in uso a MONACO Angelo;

Moto BWM S 1000 RR in uso a MONTINARI Antonio Alvaro;

SMART Four Two MHD, in uso a MONTINARI Antonio Alvaro;

RENAULT Clio R “Monaco GP” in uso a PINTO Nicola,

RANGE ROVER Evoque in uso a MONTINARI Antonio Alvaro;

FORD KA 1.3.  TDI in uso a PEPE Antonio;

SMART Four Two Pure in uso a TOFFOLETTI Oronzo;

MERCEDES Classe C 220 CDI in uso a TOFFOLETTI Oronzo.

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