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Quotidiano Lecce, Salento

- Martedì, 22 agosto 2017 - Ore 20:37

Canile di Calimera sotto sequestro: il racconto di un volontario

Canile di Calimera sotto sequestro: il racconto di un volontario

Calimera - Non c'è pace per il canile sanitario e rifugio comunale di Calimera. Nei giorni scorsi, la struttura che sorge in contrada "Li Filari" è stata posta sotto sequestro amministrativo dal personale della Asl. Alla base della misura, la totale assenza della documentazione prevista per operare, motivo per cui il canile di Calimera risulta non a norma di Legge. La responsabilità, ovviamente, non è minimamente attribuibile ai volontari dell'associazione "La combriccola di Sofia", che da 5 anni si occupano con dedizione del benessere dei cani.

Per chi non conoscesse bene i contorni di questa particolare storia, è opportuno sottolineare che l'odissea del canile di Calimera ha avuto inizio almeno 4 anni fa, quando fu eseguito dai veterinari della ASL il primo dei ben otto controlli cui è stato sottoposto il rifugio negli ultimi tempi; controlli ai quali avrebbe dovuto far seguito una serie d'interventi essenziali per regolarizzare la struttura. Qualche giorno fa, precisamente mercoledì 26 marzo, in seguito all'ennesimo sopralluogo effettuato il lunedì precedente, su indicazione della Asl, si è proceduto al sequestro della canile.

Per cercare di far luce sulla vicenda, per molti aspetti poco chiara, abbiamo contattato Pierluigi Scarpino dell'associazione "La Combriccola di Sofia", il quale ci ha fornito, da testimone diretto, la propria versione dei fatti:

"Il canile è stato sequestrato il 26 marzo, ma la notizia è uscita su qualche giornale con grande ritardo e con numerose imprecisioni. In questa vicenda, né la maggioranza nè l'opposizione dell'amministrazione comunale di Calimera hanno ritenuto opportuno intervenire "soffiando sul fuoco", come solitamente avviene in questi casi, così sull'episodio è calato inesorabilmente il silenzio, nonostante di cose da dire ce ne siano eccome, soprattutto sull’operato dei volontari. Il sequestro risale ormai a tre settimane fa, quando i veterinari della Asl si sono presentati per effettuare un sopralluogo presso la struttura di proprietà del comune di Calimera. Dal controllo è emerso che i cani sono tenuti in ottime condizioni di salute ed hanno ottimi livelli di socializzazione, motivo per il quale non rischiano di essere trasferiti altrove, ma la struttura non è a norma in quanto non possiede le autorizzazioni previste per operare. Già tre anni fa, il problema emerse durante un controllo dei Nas che sanzionarono per questo il comune. Ad oggi, a distanza di tre anni, nulla è cambiato e niente è stato fatto. Oggi come ieri, l'unica costante è che i cani si trovano in ottime condizioni di salute. Noi volontari ci prendiamo cura di 80 cani, 12 dei quali però risultano ancora senza microchip, ma questo non dipende da noi, anzi, noi spesso troviamo fuori dal rifugio cani abbandonati, alcuni ancora con il cordone ombelicale attaccato e ce ne prendiamo cura strappandoli a morte certa, senza percepire un centesimo. I costi sono così ripartiti: al comune spettano le spese per il sostentamento e quelle relative alle terapie, mentre la Asl si occupa di sterilizzazione e microchippatura. Per di più il canile, di 2600 metri quadri, allo stato attuale è già 14 unità sopra le sue potenzialità, perchè ne potrebbe ospitare 66. Nonostante tutto, abbiamo maturato un buon operato in questi 5 anni e le condizioni dei cani ne sono una testimonianza tangibile. Inoltre, negli ultimi mesi siamo stati completamente abbandonati da chi dovrebbe provvedere al sostentamento degli ospiti della struttura, ma non lo fa. E' da ottobre dello scorso anno che per acquistare farmaci, antiparassitari e diserbanti ambientali, provvediamo noi o li compriamo con i soldi che ci dona, su base volontaria, chi adotta i nostri cani, mentre all'acquisto del mangime dal 28 dicembre 2013 provvediamo noi, che attualmente vantiamo un credito da parte del comune di circa 4mila euro. Per non parlare poi del pozzo nero, colmo da circa sei mesi. Nonostante tutte le sollecitazioni, nessuno è ancora intervenuto a ripristinare l‘intero impianto fognante della struttura”.

Andando avanti con il racconto la testimonianza del volontario diventa più dura ed assume toni fortemente critici: "Quel che più ci ferisce, però, è che la notizia abbia subito un tentativo di strumentalizzazione. Ad oggi solo noi abbiamo corso il rischio di essere esclusi dalla struttura, forse perché in questi anni abbiamo continuamente sollecitato un intervento del Comune, affinché la struttura fosse gestita adeguatamente e, magari, avere le sentinelle in casa può aver dato fastidio? - si domanda il volontario - Come si può nominare come custode giudiziario del canile lo stesso ufficio che aveva già da tempo quell’incarico (conferito dall'assessore all'igiene ed all'ambiente) e che col suo operato si è reso complice della rovina e dello sfacelo del canile? Lo scorso anno, dopo la tromba d'aria, il Comune ci ha fatto penare 48 giorni prima di poter ricostruire il muro di cinta crollato, il canile era diventato un "open space" ed anche le reti dei box, oramai distrutte e fatiscenti, non sono state mai riparate nonostante i solleciti. Insomma, il canile era stato abbandonato a se stesso".

Intanto, quel che pare esser certo è che "Nei prossimi giorni, l'associazione di Volontariato "ArKa di Noè”, cui è stato affidato l’incarico di occuparsi della struttura, definirà nei dettagli il da farsi. Ad oggi siamo presenti ancora noi al loro fianco, a dimostrazione e come riconoscimento del nostro impegno. Se qualcuno pensava che presto sarebbero cambiate le cose si sbaglia, purtroppo. Bisogna mettere con urgenza la struttura a norma e richiedere le autorizzazioni sanitarie, ma niente di tutto ciò è stato mai fatto e ancora tarda ad arrivare un progetto concreto. I volontari dell'Arka di Noè ci stanno lavorando e, per guadagnare tempo e garantire ai nostri ospiti di continuare ad essere accuditi senza strappi o traumi, su loro esplicita richiesta, al momento saremo ancora noi ad occuparci degli animali. Noi consideriamo il canile un "Rifugio", mentre il personale della Asl lo ha definito un "impianto di concentramento”, e sentire quelle parole, nonostante i nostri sforzi, ci lascia profondamente amareggiati. La cura dei cani - prosegue Pierluigi - non può e non deve essere un tema buono solo in campagna elettorale".

Il racconto si conclude con parole d'orgoglio e con l'amara riflessione da parte di chi è convinto di aver sempre operato nel giusto e soltanto per il bene degli animali ospiti del canile e dell’intera comunità di Calimera: "Noi, in questi anni, abbiamo dato vita a decine di attività come: passeggiate con i cani, adozioni a distanza, attività con i bambini, case-famiglia e anche con i disabili dell'associazione Nuovi Orizzonti, e ancora manifestazioni contro il randagismo per sensibilizzare la popolazione. Per mettere a norma la struttura non è certo necessario distruggere il lavoro fatto per i cani in questi lunghi 5 anni".

La Redazione


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