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Quotidiano Lecce, Salento

- Sabato, 21 ottobre 2017 - Ore 10:43

Furgone bloccato con 19 cani a bordo: la versione dei volontari

Furgone bloccato con 19 cani a bordo: la versione dei volontari

Lecce - "Male non fare, paura non avere". Inizia così il racconto di Paola Conoci, volontaria animalista e protagonista, suo malgrado, di una giornata molto particolare vissuta assieme ad alcuni amici, volontari anch'essi. E' il racconto di una storia definita dai diretti interessati come "paradossale" e dai contorni incerti. Il tutto è successo nella giornata di venerdì scorso, quando Paola e altri giovani volontari viaggiavano a bordo di un piccolo furgone diretti verso il nord Italia, per la precisione in Lombardia, in compagnia di 19 cani. Secondo quanto sostenuto dai protagonisti della vicenda, il viaggio sarebbe servito ad accompagnare questi 19 "amici a quattro zampe" verso nuove famiglie pronte a prendersi cura di loro. Sarebbe servito, appunto, perchè invece tale viaggio è di fatto finito ancor prima di cominciare ed i cani sono nuovamente ritornati dietro alle sbarre di un canile. I giovani sostengono di aver visto così svanire il sogno, almeno per il momento, di poter regalare una nuova e migliore vita a quei 19 randagi.

Lo stop inaspettato e improvviso che ha interrotto il cammino dei volontari è giunto dalle Guardie Ecozoofile coadiuvate dalla Guardia Forestale, che in seguito ad una segnalazione hanno provveduto a bloccare il camioncino dei giovani all'altezza del centro commerciale Ipercoop di Surbo. Il furgone, come emerso in seguito, non era dotato dei requisiti necessari per il trasporto di animali e quindi la "staffetta" (termine usato per indicare il trasferimento di cani e gatti da una parte all’altra d’Italia, nata proprio con l'intento di agevolare chi intende adottare animali, ma non può andare a prenderli personalmente nella città di provenienza) si è conclusa a pochi passi dall'uscita di Lecce.

"Io quel giorno ero con altri volontari all'interno del furgone, nel quale abbiamo a disposizione 21 gabbie, per cui non entrano molti cani" racconta Paola, che spiega le dinamiche di trasporto degli animali presso famiglie e soggetti che abbiano dato certezza di voler adottare un randagio: "quando ci hanno fermato ne avevamo già 19 a bordo e ci stavamo recando a San Pietro per recuperare gli ultimi due cani e partire. Ogni tanto, quando raggiungiamo un certo numero di richieste d'adozione dal nord Italia, organizziamo questi viaggi. Ci autotassiamo e dividiamo le spese come benzina e autostrada e partiamo. Tutto questo senza chiedere soldi a nessuno, nè tantomeno alle famiglie a cui andremo ad affidare i cani, provvediamo a tutto noi". La giovane ci tiene a sottolineare che il suo operato e quello degli altri volontari è a soli scopi benefici, per amore degli animali, non certo a fini di lucro.

Paola prosegue poi il proprio racconto entrando nei dettagli di quella fatidica mattinata, in cui sostiene di aver vissuto scene che potrebbero andare bene per la sceneggiatura di un film: "Non stavamo facendo nulla di male, anzi, semmai cercavamo di fare del bene per quei 19 cani. Siamo partiti da Lecce e dopo poco il nostro percorso è stato interrotto da una macchina guidata da un uomo che ci ha chiesto di fermarci e che ha successivamente fermato il proprio mezzo davanti al nostro. Sceso dalla propria vettura, l'uomo (la guardia Ecozoofila,ndr) ci ha chiesto cosa trasportassimo, senza però entrare nel furgone o vedere come fossero sistemati con cura i cani all'interno. Ho fornito quindi i documenti dei 19 cani, ovviamente tutti in regola, e dopo qualche minuto è arrivata la Guardia Forestale ed è passata persino la polizia, ma gli agenti non sono nemmeno scesi dalla volante".

Fornita la dovuta documentazione e dimostrato che gli animali stavano bene, Paola e compagni pensavano che avrebbero potuto tranquillamente riprendere il proprio percorso; invece, proprio a quel punto é arrivata per loro la sgradita sorpresa e si sono resi conto che la loro Odissea era ben lontana dal terminare: "le Guardie Forestali, dopo aver visionato i cani e scattato alcune foto, ci hanno comunicato che il camioncino non era a norma e idoneo per quel tipo di trasporto e ci hanno detto di seguirli presso il Corpo della Guardia Forestale, dove ci hanno trattenuto fino a tarda sera. Nel frattempo, per almeno cinque ore, i cani sono rimasti chiusi nei trasportini all'interno del furgone senza che nessuno se ne occupasse, noi invece durante i viaggi ci fermiamo sempre, puliamo le gabbie e li facciamo mangiare e bere. Così ci hanno interrogato uno ad uno, come fossimo dei criminali, siamo stati almeno mezz'ora a testa a rispondere a decine di domande. Durante gli interrogatori le famiglie adottive venivano definite "clienti", ma noi abbiamo piu volte cercato di far capire agli uomini della Forestale che i clienti pagano, mentre noi non solo non percepiamo nulla ed i cani vengono ceduti gratuitamente, come è ovvio che sia, ma che ci rimettiamo anche tempo e soldi di tasca nostra. Noi facciamo partire solo cani che hanno adozioni sicure, non li mandiamo certo allo sbaraglio e le famiglie sono sottoposte a controlli pre e post affido, tutto rigorosamente gratis. Inoltre i nostri cani avevano tutti i documenti necessari, provenivano tutti da canili ed alcuni anche da struttre private".

Paola è convinta della bontà del proprio operato e le sue parole sono cariche di amarezza per un episodio che rischiava di gettare ombre sull'impegno suo e degli altri volontari. Proprio per questo, nel prosieguo della narrazione i suoi toni diventano ancora più critici: "Insomma - continua Paola il suo racconto - hanno inscenato questo fantomatico sequestro, che in realtà è durato solo qualche ora perche adesso i cani sono nuovamente nelle strutture dalle quali erano stati prelevati prima di metterci in viaggio, e ce li abbiamo riportati noi. Non abbiamo avuto nessuna sanzione, almeno per il momento e non sappiamo niente. Io non ho avuto problemi a definire tutto questo, anche in quella sede e chiedendo che lo mettessero a verbale, "una pagliacciata". Per quale scopo è stato fatto tutto questo?"

"Noi siamo volontari e tutto questo lo facciamo solo per svuotare i canili abbandonati dalle istutizioni" -si sfoga la ragazza- "a me non piace mica passare decine di ore in un furgone per portare i cani da una parte all'altra d'Italia. Io sono anche mamma, preferirei di gran lunga starmene a casa con mia figlia, ma è un sacrificio che noi volontari facciamo appena è possibile per togliere quei poveri cani dai canili, altrimenti, se non ci fossimo noi che fine farebbero? In Puglia si dovrebbero adottare tanti provvedimenti, prioritari, proprio per contrastare il fenomeno dell'abbandono e del randagismo e fermare un furgone come il nostro non mi sembra così utile alla causa".

Dopo questo comprensibile sfogo, Paola lascia intuire che non è sua intenzione polemizzare con nessuno; quel che conta, per lei e per i volontari, è che non si faccia confusione e che non debbano correre il rischio di vedere il proprio apprezzabile impegno benefico adombrato da chissà quali sospetti. Insomma, i giovani, con la loro versione dei fatti, intendono difendersi ed evitare di subire oltre al danno (in realtà secondo loro ad essere danneggiati sono stati i 19 cani) la beffa di essere pure sospettati: "Io non voglio puntare il dito contro nessuno, sicuramente chi ha agito l'ha fatto in buona fede, ma non c'era nulla di "losco" in quello che stavamo facendo, come invece si è voluto far credere o è emerso. I titoli dei giornali parlavano chiaro: "Fermato furgone che trasportava cani", "traffico di animali" o anche "cani sequestrati", tutte espressioni fuoriluogo, per la ragazza. "Adesso si stanno facendo indagini su queste 19 adozioni per capire chi sono le persone a cui avremmo dovuto consegnare i cani, ma era già tutto alla luce del sole e per ogni cane abbiamo a disposizione i documenti necessari, sia la carta d'identita che il codice fiscale del nuovo proprietario, oltre che il numero telefonico. Più trasparenti di così! ...per noi è anche una responsabilità, è nostra priorità che tutto sia in regola".

La giovane volontaria ritiene paradossale l'idea di rischiare di essere puniti per un impegno benefico e la sua amarezza traspare dalle parole con cui conclude il racconto di un fatto di cui, assieme ai cinque volontari che erano con lei, si ritiene vittima: "Rischiare di essere addirittura multatati mi pare esagerato. I cani ora sono tornati nei rispettivi canili, ecco perchè non si sarebbe dovuto parlare di sequestro. Adesso, ad eccezione di 2 cani che due volontarie hanno portato a casa, tutti gli altri si trovano in strutture che sono note anche per alcuni fatti di cronaca. E questo sarebbe un bene per gli animali? Dietro al nostro "lavoro" di volontari c'è un impegno enorme che va a scapito di affetti, amicizie, famiglie e lavoro ed essere fermati come criminali fa male, anche perchè sappiamo putroppo da dove venivano quei cani e dove sarebbero potuti andare se non ci avessero bloccato. Noi l'abbiamo fatto solo per il bene degli animali. Per fortuna la gente ci conosce ed è dalla nostra parte. Quello che è successo la scorsa settimana ci ha fatto male".


Sulla vicenda è intervenuta anche Floriana Catanzaro, volontaria dell'associazione "Nuova Lara" che ha dichiarato: "Come Componente della Commissione Regionale Randagismo ho inviato un quesito al Dr. Bellucci del Ministero della Salute, nel quale chiedo di chiarire se il Regolamento CEE 1/2005 contestato ai volontari trova, come io credo, solo applicazione per trasporti con finalità commerciale e quindi escluda i trasporti fatti da privati volontari finalizzati solo a far pervenire gli animali ai soggetti adottanti, rimanendo nell'ambito del territorio nazionale. Inoltre, ho chiesto -qualora sia accertata la non applicabilità del Regolamento Cee ai trasporti non commerciali- quali norme o regole si possano adottare al fine di fornire agli animali una adeguata sistemazione all’interno del mezzo ed ai volontari la tranquillità di aver proceduto a norma di legge. La risposta del Ministero, che sono certa sarà positiva, fugherà ogni dubbio in merito alla legittimità di questi trasporti. Sono, peraltro, convinta che attualmente vi sia una forte pressione per bloccare questo tipo di adozioni anche perché i cani interessati dal sequestro provenivano anche da canili privati e per “alcuni” è fondamentale che continuino a marcire dentro un box, altrimenti come si alimenterebbe il business randagismo?".




La Redazione


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