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Quotidiano Lecce, Salento

- Venerdì, 18 agosto 2017 - Ore 10:41

28enne ferito con tre colpi d'arma da fuoco dopo una lite

28enne ferito con tre colpi d'arma da fuoco dopo una lite

Veglie - I militari dell’Aliquota Operativa della Compagnia di Campi Salentina, in collaborazione con i militari delle Stazioni di Veglie, Leverano e Campi Salentina, nella prima mattinata di oggi, hanno proceduto all’arresto in flagranza di reato di tentato omicidio e furto aggravato di Daniele Tramacere, nato a Copertino il 01.03.1981, residente a Veglie, celibe, idraulico, con soli precedenti di polizia.

I fatti salienti si sono svolti tra le ore 18.10 e le ore 19.30 di ieri. Da quanto al momento ricostruito, Tramacere si sarebbe recato alle 18.10 circa a casa di un amico di Veglie, ex guardia giurata, regolare detentore di una pistola Tanfoglio 9x21, per provare l’arma, in quanto interessato all’acquisto clandestino. Tramacere infatti, considerati i precedenti di polizia, non avrebbe potuto acquistare un’arma. Insieme, con l’auto di proprietà dell’amico, quindi, si sarebbero recati in campagna, in Zona Rizzi, tra Salice e Veglie, nei pressi di una masseria abbandonata per sparare qualche colpo.

Una volta scesi dall'auto, probabilmente per futili motivi, sarebbe scoppiato un litigio sfociato poi nel tentativo di omicidio dell’amico di Tramacere, che sparando in tutto nove colpi, ha colpito l’amico in tre punti: basso ventre, addome alto e gomito destro. Dopo aver terminato i colpi, Tramacere sarebbe scappato verso Veglie con l’auto e con la pistola dell’amico, lasciando quest’ultimo in balia delle ferite. Il giovane però, ha telefonato al fratello che dopo circa dieci minuti è accorso nei pressi del luogo della sparatoria.

Quest’ultimo, quindi, resosi conto delle condizioni di salute del fratello, ha chiamato il 118 che a sua volta ha informato i carabinieri. La vittima è stata operata di urgenza, e sebbene sia ancora in prognosi riservata, non versa in pericolo di vita. Prima di entrare in sala operatoria, i carabinieri accorsi al “Vito Fazzi” di Lecce hanno raccolto le “sommarie informazioni” della vittima che ha indicato nell’amico l’autore del delitto, avvenuto alle ore 19.10 (pochi istanti prima della chiamata al fratello), senza però individuare con esattezza il movente.

Avuto il nome del presunto responsabile è scattata una caccia all’uomo rivolta a cercare e bloccare il presunto autore del tentato omicidio, secondo quanto riferito dalla vittima improvvisamente impazzito con una pistola in pugno e a bordo di un’auto rubata. Dopo aver indossato i giubbini anti-proiettili una parte cospicua dei militari subito coinvolti dalla Centrale Operativa di Lecce (sono accorse una quindicina di pattuglie su Veglie) hanno cinturato la casa di Tramacere e gli hanno intimato di farsi avanti senza opporre resistenza. Tramacere si è quindi consegnato, alle 20.20, apparentemente molto tranquillo. Sebbene in parte confuse, le sommarie informazioni rese dalla vittima prima di finire in sala operatoria, nei tratti salienti sono state ampiamente riscontrate da diversi altri atti d’indagine: numerose testimonianze, “tabulati telefonici” tra gli attori in scena ricostruiti in tempo reale sequestrando tutti i telefoni cellulari interessanti (per l’esattezza cinque), sopralluoghi.

Tramacere, durante la notte, è stato sottoposto alla prova dello STUB dai militari del Reparto Operativo di Lecce, anch’essi accorsi in aiuto. Militari che si sono anche occupati di effettuare i rilievi sull’autovettura sottratta alla vittima e rinvenuta in Veglie nella prima traversa che si incontra sulla destra, via Dalla Chiesa, rientrando dal campo dove è avvenuta la sparatoria. Durante tutte queste attività d’indagine, Tramacere si è sempre professato innocente. Anzi, ha voluto rendere delle dichiarazioni innanzi al proprio avvocato, Salvatore Musco di Veglie, per buona parte discordanti con quanto ricostruito dai militari fino a quel punto.
Nonostante ciò, gli operanti, dopo aver riunito gli elementi utili a procedere contro Tramacere, in accordo con la dottoressa Licci, PM di turno che ha costantemente seguito nottetempo le operazioni dei carabinieri, nella prima mattinata odierna lo hanno dichiarato in stato di arresto. Prima di essere accompagnato in carcere però, Tramacere ha deciso di collaborare: ha portato i militari operanti nei pressi del luogo della sparatoria (non ancora individuato essendo la campagna completamente buia e soprattutto le dichiarazioni della vittima vaghe sul punto), dove sono stati repertati nove bossoli 9x21, ma soprattutto sul luogo ove aveva occultato la pistola (sotto un masso a bordo strada distante 4 chilometri dal luogo della sparatoria). A seguito di ciò, la dottoressa Licci ha raggiunto la Stazione di Veglie per procedere all’interrogatorio dell’arrestato, durante il quale, il giovane, ha cambiato nettamente versione dei fatti, rendendola maggiormente compatibile con quanto già ricostruito.

Rispetto a quanto gli viene addebitato, si è difeso soprattutto dicendo che durante la prova concordata della pistola, senza premere il grilletto, sarebbero partiti “a raffica” i nove colpi, tra cui i tre che hanno accidentalmente colpito l’amico (tale racconto verrà vagliato da una apposita perizia sull’arma). Preso dal panico, non riuscendo a recuperare l’amico in fuga disperata, si sarebbe impossessato della sua auto e si sarebbe preoccupato di cancellare le tracce “dell’incidente avvenuto”. Al posto di chiamare i soccorsi, quindi, si sarebbe tra l’altro recato, immediatamente dopo aver abbandonato l’auto, presso un bar di Veglie dove ha consumato tranquillamente una birra con un amico di vecchia data (tra le 19.22 e le 19.35 circa), mostrandosi ampiamente in pubblico. Solo dopo tale atto è rientrato a casa, dove poi i carabinieri lo hanno trovato. Sono stati sottoposti sotto sequestro: i telefoni cellulari; i nove bossoli; i vestiti indossati ieri sera da Tramacere e dalla vittima; l’ogiva trovata nel corpo della vittima (le altre due ogive hanno trapassato il corpo); la pistola che ha sparato; l’auto rubata da Tramacere alla vittima per fuggire; una pistola giocattolo senza tappo rosso e un coltellaccio a casa della vittima (quest’ultima abitazione è stata perquisita soprattutto per capire meglio il possibile movente del gesto e per capire se erano stati sparati i colpi legittimamente detenuti e registrati, insieme alla pistola, dalla vittima: ipotesi poi non confermata; sono stati sparati colpiti detenuti illecitamente).



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