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Quotidiano Lecce, Salento

- Venerdì, 18 agosto 2017 - Ore 14:43

Sei dipendenti attaccano: "Telenorba non può fare come gli pare"

Sei dipendenti attaccano: "Telenorba non può fare come gli pare"

Lecce - I lavoratori dell’emittente televisiva Telenorba (tecnici e operatori di ripresa), riuniti nel Comitato spontaneo dipendenti in CIGD Telenorba Lecce, chiedono un incontro con le istituzioni.

Di seguito il comunicato integrale diffuso dai dipendenti:

"Siamo i lavoratori dell’emittente televisiva Telenorba (tecnici e operatori di ripresa) e chiediamo all’azienda il rispetto dovuto. E’ giunta l’ora, infatti, di fare luce su situazioni poco chiare che vivono di silenzi e complicità.
Il fatto che Telenorba abbia assunto, negli anni, un ruolo da ‘prima della classe’ nel panorama dell'emittenza locale non può e non deve legittimare comportamenti arroganti o violazioni di accordi e norme. Vogliamo sia ristabilita la legalità e il principio in base al quale la legge è uguale per tutti: non si può giocare con la vita delle persone!
Esigiamo risposte da chi si erige pubblicamente a paladino dei diritti dei lavoratori e sottovaluta i diritti del proprio personale; da chi continua a ricevere cospicui finanziamenti (11 milioni e 400 mila euro secondo i dati del Corecom) e registra dati Auditel in crescita.
Esprimiamo anche forti perplessità rispetto alla presunta crisi del gruppo Norba: a giudicare dagli investimenti per Radionorba TV (approdo sulla piattaforma Sky in collaborazione con Tgcom24), sbandierati ad alta voce, infatti, si direbbe il contrario. A questi si aggiungono gli accordi stipulati con l'Unione sportiva Lecce per la messa in onda di trasmissioni sportive, mentre ignoriamo se l'affitto degli studi venga pagato oppure ceduto gratuitamente. E ricordiamo che, da mesi, molti lavoratori sono rimasti invece a casa, senza percepire neppure un euro.
In più saltano agli occhi alcune disparità tra i dipendenti: un gruppo di ‘fortunati’ continua ad essere retribuito con stipendi che arrivano fino a 4mila euro al mese, molti altri, invece, se la passano decisamente peggio. Gli stessi criteri di collocazione in cassaintegrazione risultano perlomeno “discutibili”: diciotto persone (4 giornalisti e 14 impiegati), dal luglio 2012, usufruiscono della cassa in deroga a zero ore mentre un altro gruppo di lavoratori è stato collocato secondo la modalità della rotazione.
Alcune mansioni, poi, dichiarate ‘soppresse’, sono state affidate a service esterni, anche se durante il periodo di ricorso agli ammortizzatori sociali non ci si può avvalere di ditte esterne , incorrendo in modo consapevole nel rischio di pesanti sanzioni, come l'immediato reintegro del personale. Del resto, come può un'azienda in crisi acquistare servizi all’esterno?
L’elenco delle nostre rivendicazioni è lungo: mancato rispetto della turnistica e delle ore di straordinario, fino a 20 ore in più del consentito; spostamento sistematico di personale in altri settori; ritardo nell'erogazione dei pagamenti (le mensilità arretrate sono dieci) determinato da una mancanza dell'azienda e non sono stati neppure consegnati tutti i documenti richiesti.
All’interno del gruppo Norba vi è un clima di assuefazione disarmante, determinato dall’incertezza sul futuro cui si lega lo spettro del licenziamento alle porte per 50 dipendenti: il 30 giugno 2014 scadranno, infatti, i due anni di cassa concessi e con il rinnovo ottenuto solo fino a marzo.
Per queste ragioni chiediamo alle autorità competenti e agli organismi di controllo, l'istituzione di una commissione d'inchiesta che faccia luce sulle modalità di ricorso agli ammortizzatori sociali, restituendo i posti di lavoro arbitrariamente negati.
Distanti da qualsiasi forma di strumentalizzazione, chiediamo un incontro urgente con istituzioni, politici e parlamentari pugliesi affinché ci dimostrino esista ancora lo Stato di diritto; evitino il ripetersi di situazioni grottesche come questa, rivedendo i criteri di risorse all'editoria e prendano consapevolezza di come i fondi destinati all'occupazione servano, invece, a fare cassa sulla pelle dei dipendenti”.
La violazione della sfera personale, esistenziale, professionale e morale non può essere una pratica comune.
Telenorba non può fare come gli pare
IL LAVORO E LA DIGNITA' NON POSSONO ESSERE CALPESTATI.

Per info e comunicazioni scrivere a: gruppospontaneocigtn@yahoo.it".


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