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Quotidiano Lecce, Salento

- Venerdì, 18 agosto 2017 - Ore 07:08

Ultimo saluto per Dino e Veronica, Don Simone: "E' la morte di una città"

Ultimo saluto per Dino e Veronica, Don Simone: "E' la morte di una città"

Lecce - Grande commozione questo pomeriggio, nella Chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo nel cimitero di Lecce, dove si sono svolti i funerali di Dino e veronica, i due senzatetto trovati senza vita nell'appartamento che avevano occupato in viale Taranto.

A celebrare la messa, in una chiesa gremita di persone, don Simone Rella, il parroco della chiesa Santa Maria della Pace di Borgo Pace.

Duro l'attacco del parroco Don Simone nei confronti delle autorità presenti alla cerimonia.

Di seguito alcuni passaggi dell'omelia: "Se pensiamo che siano morti solo Veronica e Dino, ci stiamo sbagliando. Anche noi siamo morti. Non dobbiamo chiedere il conforto per questi due poveri di cui nessuno si accorgeva, ma anche per le nostre gravi colpe. Non abbiamo potuto, non abbiamo voluto e non abbiamo saputo dar loro una casa. Non siamo stati in grado di dare a questa coppia una casa quando erano in vita, adesso accompagnamoli nel loro ultimo viaggio, quello più importante, nella casa del Signore. Sono contento che oggi siano presenti le autorità al funerale di Dino e Veronica, due persone che conoscevo bene, che non hanno mai preteso niente se non un un piccolo aiuto che però non è arrivato. Veronica più di una volta è venuta da me in chiesa per chiedermi di aiutarli a trovare una casa, perchè diceva sempre <<Questa prima o poi ci cadrà in testa>>".

"E' inutile viaggiare per andare a fare pellegrinaggi, anche all'estero, se poi non siamo capaci di andare in pellegrinaggio per aiutare chi muore di fame sotto casa nostra".

"Io sono prete da circa 10 anni e in questo periodo ho visto tanta gente venire in parrocchia per chiederci una mano. 10 anni fa venivano a chiederci un po' di pane, poi hanno iniziato a chiederci di aiutarli a trovare qualche lavoretto ed adesso vengono a chiederci una casa. Noi sino ad ora un po' di pane siamo riusciti a darlo, qualche lavoretto anche, ma una casa proprio no, quella noi non siamo in grado di darla, la politica invece dovrebbe farlo. In questa storia ognuno ha le sue responsabilità, non possiamo addossare tutta la colpa alle istituzioni o all'amministrazione. E' un problema grande più di noi e dobbiamo affrontarlo tutti insieme".

"Io vorrei che Lecce, caro sindaco, prima di diventare "Capitale della Cultura", mirasse a diventare capitale dell'accoglienza. Non so se siamo in grado di diventare capitale della cultura. Essere una città accogliente invece sgnifica che quando da noi in parroccchia viene una persona a chiedere una mano sappiamo dove mandarla".

"Noi che siamo passati tanti volte da quella strada dobbiamo avere il coraggio di interrogarci. Noi non siamo indifferenti, noi siamo peggio, noi nemmeno ci accorgiamo dei bisogni e delle sofferenze altrui, le diamo per scontate, sono fatti loro se la vedono loro pensiamo, e questo è piu grave dell'indifferenza. L'indifferenza è una scelta perchè io decido di voltarmi dall'altra parte, mentre non accorgersi è più grave. Siamo solo piegati su noi stessi e questo uccide i nostri fratelli. Ero stato da loro a Natale, dopo la messa per portare dei piccoli doni e loro sono stati felicissimi di accogliemi, ma vi assicuro che quella non era una casa, non era nemmeno la grotta di Betlemme, era peggio e li non abitavano solo loro, abitava anche Giuseppe, la signora Angiolina, sino a qualche mese fa anche la signora Gina, tutta gente a cui portavamo la comunione. Avevano messo mobili davanti ai muri aperti, Veronica e Dino non avevano nemmeno quelli".

Don simone, a conclusione del suo intervento ha letto un brano di Luca:

"In quel tempo, 1 si presentarono alcuni a riferire a Gesù circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici.  Prendendo la parola, Gesù rispose: "Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.

O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Siloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo".

Ora traduciamo, ha continuato don Simone: "Quei due sotto i quali è crollata la casa credete siano piu peccatori di tutti gli altri leccesi per aver subito quella sorte? Perche io ho sentito anche questo ed è molto triste giudicare la vita delle persone e pensare che se la siano andata a cercare. Chi ha peccato pensando questo, si confessi. I poveri sono difficili, chi ha a che fare con loro lo sa, siamo difficili noi che abbiamo tutto figuriamoci se non lo sono loro che non sanno se arriveranno alla sera. Loro però hanno diritto ad essere difficili. Ed erano più peccatori di voi?"

"La morte di Dino e Veronica è la morte di una città intera. Se non ci convertiremo periremo tutti allo stesso modo, anche se abbiamo un attico in piazza Mazzini o la villa con piscina, non perchè ci crollerà al casa sotto i piedi ma perchè non finiremo nella casa del padre ma all'inferno. Se non ci convertiamo, periremo tutti allo stesso modo".

"Quindi Gesù, preghiamo per Dino e Veronica ma soprattuto per noi, perchè non ci siamo nemmeno accorti del loro dolore e della loro sofferenza".

La Redazione


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