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Quotidiano Lecce, Salento

- Venerdì, 18 agosto 2017 - Ore 03:23

Schiavone choc: "Rifiuti tossici sotterrati anche nel Salento"

Schiavone choc: "Rifiuti tossici sotterrati anche nel Salento"

Salento - Sono 63 le pagine di verbale desecrato inerente l’audizione di Carmine Schiavone (pentito del clan dei Casalesi) davanti alla Commissione ecomafie. "Sandokan" chiamato così per la sua somiglianza con l’attore Kabir Bedi, è il cugino del boss dei Casalesi Francesco. Nel verbale, il pentito cita anche la regione Puglia come territorio avvelenato dai rifiuti tossici smaltiti illegalmente dalla mafia con la collaborazione della ‘ndrangheta e della Sacra corona unita.

Nel verbale si legge la parola "Infettata", che il collaboratore di giustizia, usa per descrivere le condizioni in cui versa il mezzogiorno ed anche il Salento.

Veleno che arriva dall’estero e che è stato nascosto nel sottosuolo. Il tutto, per un giro d'affari che all'epoca fruttava 600-700 milioni di lire al mese.

Il documento risale al 7 ottobre del 1997. Il racconto di schiavone parte dal 1988, quando era ad Otranto e "l’avvocato Tino Borsa e Pasquale Pirolo fecero una proposta relativa allo scarico di fusti tossici", mentre nel Casertano si costruiva una superstrada. Nel verbale si legge: "Avevamo creato un sistema di tipo militare, con ragazzi incensurati muniti di regolare porto d'armi che giravano in macchina. Avevamo divise e palette dei carabinieri, della finanza e della polizia. Ognuno aveva un suo reparto prestabilito".

"C’erano discariche nelle quali si scaricavano sostanze che venivano da fuori. Nel Salento, ma sentivo parlare anche delle province di Bari e Foggia.
E ancora "Con me operava un certo Tonino ’O Zingaro e Lucio Di Donna, che era di Lecce che aveva grosse influenze a Roma, nel Liechtenstein; si vantava, ma non so quanto fosse vero, di essere molto vicino al Grande Oriente d’Italia". "Che poteva importargli, a loro, se la gente moriva o non moriva? L’essenziale era il business".

In merito alla vicenda, Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei diritti" ha dichiarato:

"Dall’estate del 2008 a oggi forse finalmente la verità è vicina. La notte tra il 14 e il 15 giugno di due anni fa veniva ucciso Peppino Basile ad Ugento (Le), consigliere comunale e provinciale dell’Italia dei Valori con decine di coltellate. Peppino Basile con le sue denunce e la sua attività politica ha calpestato diversi interessi e per questo è stato assassinato. Ora spunta la pista di un possibile interramento di rifiuti tossici anche nel sottosuolo salentino che il consigliere ugentino aveva denunciato lanciando l’allarme di un vero e proprio business camorrista del traffico ed interramento di rifiuti tossici nella nostra terra".


In queste ore, è tornata a galla anche la testimonianza di Silvano Galati, di Supersano affiliato alla Scu sino al 2005, divenuto poi collaboratore di giustizia. L'uomo aveva svelato dove si trova un sito trasformato dalla mafia in un cimitero di rifiuti.

La zona è nelle campagne intorno a Casarano, a poca distanza da aree agricole. A capo delle indagini, il sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone.

Ancora non è chiaro se si tratta degli stessi terreni di cui ha parlato il pentito Schiavone che ha inoltre dichiarato: "nel giro di vent’anni moriranno tutti per tumore".

La Redazione


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