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Quotidiano Lecce, Salento

- Martedì, 21 novembre 2017 - Ore 00:02

Unicom: "La volgarità nella pubblicità non paga"

Unicom: "La volgarità nella pubblicità non paga"

Lecce - “La volgarità non paga, mercifica il corpo umano e oscura l’awareness del brand”. Queste le parole irritate tuonate da Francesco Mazzo, membro del Consiglio Direttivo di UNICOM- Unione Nazionale Imprese di Comunicazione (associazione di categoria che rappresenta oltre 200 agenzie in Italia) - e CEO di Bamakò, agenzia di comunicazione che da oltre dieci anni opera sul mercato nazionale e locale, dopo la visione dell’ennesima pubblicità spazzatura che ritrae una
donna semi nuda (con anche una qualità pessima dell’immagine) che vorrebbe promuovere gli sconti di un’azienda di mobili d’arredo, notizia ripresa anche da alcuni media.

La dichiarazione di Francesco Mazzo scaturisce proprio in qualità di rappresentante di UNICOM, in quanto l’oscenità proposta da una famigerata azienda pubblicitaria, per conto di una ditta locale dimobili d’arredo, offre in maniera volgare le grazie di una donna e non ricalca quella che da tempo è la visione etica e la presa di posizione di AGCOM – Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. “Chi è nel settore, e non solo, sarà ormai stanco di campagne pubblicitarie finte e utili al solo lucro dell’esecutore a discapito dell’inquinamento di un mercato già precario per se stesso”, commenta il
manager. “La pseudo strategia pubblicitaria messa in atto da costoro, oltre ad offendere il buon senso, fallisce particolarmente nello scopo primario di informare correttamente e soprattutto favorire e magari imprimere nella mente dei prospect il ricordo “spontaneo” del brand che si pubblicizza. Le operazioni che la nostra psiche dovrebbe compiere, ovvero l’associazione e ripetizione utili ad una campagna di comunicazione, vengono totalmente oscurate dall’immagine dell’avvenente ragazza, ci si ricorderà per un brevissimo periodo solo di quella. Operazioni del genere non colgono l’obiettivo, ma penalizzano il cliente oscurandolo e martirizzano l’essere umano mercificandone l’essenza, sminuendone il valore. Troppe volte ormai ci siamo trovati di fronte ad un uso ignorante di raffigurazioni inutili spacciate per pubblicità. E’ conclamato che tale sfruttamento è deleterio per il cliente che paga per un servizio che non riceve, risultato non un cattivo ritorno, ma un fallimento completo dell’investimento oltre al danneggiamento dellareputazione del brand. La campagna promozionale deve essere in linea con la “brand identity” dell’azienda promossa affinché la mente possa associarla correttamente ed il più a lungo possibile al prodotto. L’eleganza, l’idillio, l’ironia, l’arte quando bilanciate correttamente possono accostarsi alla raffigurazione di un corpo per unire la bellezza naturale ad un brand.

Lungi dal fare semplice moralismo, conclude Mazzo, ma non si possono lasciare impunite talune volgarità, è necessario prendere seri provvedimenti per tutelare il mercato e soprattutto le imprese di comunicazione dell’intero comparto”.


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