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Quotidiano Lecce, Salento

- Lunedì, 21 agosto 2017 - Ore 16:14

Taranto, LegamJonici contro Eni ed Ilva

Taranto, LegamJonici contro Eni ed Ilva

Taranto - Permettereste a vostro figlio di giocare vicino ad un ordigno potente che potrebbe esplodere da un momento all'altro? Eppure nella città di Taranto, a quanto si apprende dalle varie denunce fate dal Comitato Provinciale Legamjonici, circa 198mila persone vivono accanto ad una bomba ad orologeria ma nessuno dice nulla o peggio ancora si preoccupa di intervenire per scongiurare un eventuale disastro.
I pericoli hanno un nome ben definito, Eni (raffineria) ed Ilva ( siderurgico), ed a quanto pare esisterebbero anche dei responsabili, enti locali come Comune di Taranto ,che ad oggi non hanno redatto in maniera definitiva un Piano di Emergenza Esterno (PEE) che permetterebbe alla popolazione di sapere come agire in caso di esplosione di uno o più impianti. La situazione quindi non dovrebbe essere sottovalutata perché l'esplosione di un singolo impianto della raffineria Eni di Taranto comporterebbe il verificarsi del cosiddetto effetto domino: a catena, una ad una, le varie sezioni delle raffineria a seguito di una esplosione di un singolo impianto potrebbero saltare in aria. Le conseguenza sarebbero devastanti se pensiamo che la raffineria come il siderurgico si sviluppano a pochi metri dalla città e dal centro abitato.
La preoccupazione però a quanto si apprende dalle carte "scovate" da Legamjonici non tange minimamente il Comune di Taranto visto che ad oggi non è mai intervenuto ( seriamente) in una questione che vede coinvolto proprio uno dei due impianti facente parti del PEE.
Il Comitato in questione era già riuscito ad avere tra le mani il verbale riguardante l'ultimo tavolo tecnico ( 14 luglio 2011) del Comitato Tecnico Regionale che provvede a svolgere le istruttorie per gli stabilimenti soggetti alla presentazione del rapporto di sicurezza. In quel documento si diceva che poiché mancavano le integrazioni al PEE da parte di Eni lo stesso PEE doveva considerarsi un documento provvisorio. In base poi all'articolo 27 del d. lgs. 335/99 Eni raffineria era stata diffidata ad adottare le misure necessarie previste per la sicurezza. A partire da tale diffida il gestore, ovvero Eni, avrebbe avuto tempo 60 giorni per adeguarsi pena la sospensione degli impianti. La diffida risulta ha come data quella del 6 maggio 2010 mentre Eni risponde il 29 aprile 2011, dopo quasi un anno! Quindi il CTR avrebbe dovuto ordinare la sospensione degli impianti a partire dal mese di luglio 2010. Perché il CTR non ha ordinato la sospensione delle attività? Come mai i tempi di legge non stati mai rispetati?
Ora Legamjonici è riuscito ad ottenere altri documenti nei quale si nota che il termine massimo della sospensione degli impianti risulta essere quello del 16 ottobre 2011.
Legamjonici scrive:

1. Ricordiamo la nota riportata anche nel documento allegato: ‘Si fa preliminarmente presente che con nota prot.n. 5743 del 06/05/2010 il Gestore è stato già diffidato…a mente dell’art. 27 comma 4 del D.Lvo 334/1999.’ Di seguito la Raffineria risponde solo in data 29/04/2011
Dal 06/05/2010 al 29/04/2011 è intercorso quasi un anno. COME INDICA l’art. 27, comma 4 del D.Lvo 334/1999: IL CTR AVREBBE DOVUTO ORDINARE LA SOSPENSIONE DEGLI IMPIANTI IN QUESTIONE, Già A PARTIRE DAL MESE DI LUGLIO 2010, IN QUANTO LA RAFFINERIA NON HA CHIESTO ALCUNA PROROGA NE’ DATO GIUSTIFICAZIONI ALLO SCADERE DEI 60 GG DI TEMPO
2. Il comitato Legamjonici chiederà (a mezzo fax e raccomandata con AR) un incontro con il Presidente del CTR (al momento del contatto fuori sede) per avere chiarimenti in merito alle seguenti questioni:
a. Se è prevista la verifica di avvenuto arresto degli impianti nel periodo in corso di sospensione e chi è l’organo di controllo deputato alla verifica. Se in seguito ad inottemperanza persistente si procederà alla chiusura degli impianti in oggetto e qual è il soggetto deputato ad ordinare la chiusura degli impianti.
b. Giustificazione del ritardo nell’applicazione dell’art.27 comma 4 della legge Seveso 2, data la priorità d’intervento reso necessario per prevenire rischi di incidenti rilevanti (ricordiamo il recente sversamento di petrolio nel Mar Grande) e persistenti fenomeni di inquinamento nelle varie matrici ambientali. Inoltre per la stesura di un valido Piano di Emergenza Esterno è necessaria la conclusione dell’istruttoria in corso per la validazione del Rapporto di Sicurezza della Raffineria. Ogni ritardo espone la popolazione ad un rischio di incidente rilevante di portata imprevedibile.
3. Infine questo comitato comunica che è in contatto con esperti e legali per valutare la possibilità di intraprendere azioni legali mirate ad accertare responsabilità in merito ad eventuali ritardi o mancanza di applicazione della normativa vigente.

Antonello Corigliano


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