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Quotidiano Lecce, Salento

- Domenica, 19 novembre 2017 - Ore 00:31

Nuova campagna pubblicitaria dell'Ilva Spa, l'acciaieria che inquina Taranto.

Nuova campagna pubblicitaria dell'Ilva Spa, l'acciaieria che inquina Taranto.

Taranto - Hai mai misurato davvero il nostro impegno?" Sì e lo vediamo ogni giorno e ci basta quello.
Parte domani su tv, giornali e radio locali e per tre settimane la campagna di comunicazione voluta da Ilva per illustrare l'ecocompatibilità dell'azienda e la sicurezza del suo lavoratore sul posto di lavoro.

La pubblicità è l'anima del commercio. Ma perché investire tanti ma tanti soldi per comprare spazi su giornali, tv, radio ed in continue sponsorizzazioni di eventi quando alla fine chi fa tutto non pubblicizza un prodotto destinato alla compravendita?
Non ricordiamo, seppur fondamentalmente giovani, che Ilva in 50 anni di presenza sul territorio di Taranto abbia mai fatto campagne pubblicitarie, come negli ultimi 2 anni, con l'intenzione di informare la gente sull'andamento della propria azienda. Per questo, dato che crediamo di fare i giornalisti, esisterebbero altri mezzi: la classica conferenza stampa nella quale il diretto interessato illustra dei dati e spiega delle situazioni.
Ma perché proprio la pubblicità e non una conferenza stampa per parlale di ecocompatibilità dell'azienda Ilva e di sicurezza del suo lavoratore sul posto di lavoro?
Da tempo, grazie all'avvento dei social network, è possibile diffondere delle informazioni non filtrare, ossia non controllate, se non da chi le scrive e le pubblica in rete. Grazie a questo modo di fare è stato possibile, in tempo reale e senza alcuna censura, ricevere foto, visionare video, leggere documenti importanti che per una serie di motivi, che non stiamo a spiegarvi ma che ben potete immaginare, non sarebbero giunti al destinatario. Con questo modo di fare semplici cittadini amanti del senso civico ma preoccupati per se stessi e per gli altri hanno portato a conoscenza fatti che sono stati oggetto di trattazione giornalistica. Insomma dalla rete sono arrivati sulla carta stampata e a volte anche nei tg.
L'azienda in questione, ovvero Ilva Spa, da tempo è nell'occhio del ciclone sotto questo aspetto: le cosiddette ecosentinelle, liberi cittadini preoccupati per la loro salute, non hanno fatto altro che immortalare o filmare quando accadeva all'interno dell'acciaieria e postarlo (inserirlo) sui vari social network. Lo spettacolo che abbiamo potuto costatare era dei peggiori: fumi e polveri in quantità abnormi che ammorbavano la città di Taranto nelle ore notturne, soprattutto, e diurne quando evidentemente qualcosa andava storto nel funzionamento degli impianti.
Pura fantasia e suggestione? Cittadini non attendibili?
Sapete cos'è lo slopping? Se non fosse stato per i Carabinieri del Noe di Lecce probabilmente non sapremmo il significato di questo termine. Per oltre 40 giorni (nei mesi di aprile e maggio 2011) i militari del Noe hanno filmato l'attività del siderurgico Ilva durante le ore diurne notando (ossia filmando) 121 episodi dall'Acciaieria 1 e 69 dell'Acciaieria 2 di slopping: nuvole rossastre contenenti sostanze inquinanti. Giusto per capirci le stesse nuvole di colore rosso che parecchi cittadini nel ultimi giorni hanno fotografato e filmato e che poi hanno girato agli organi di stampa. Per questo tipo di attività i Carabinieri del Noe di Lecce hanno contestato al direttore dello stabilimento, Luigi Capogrosso, e ad una persona il cui nome è coperto da OMISSIS i reati di: getto pericoloso di cose, incenerimento di rifiuti gassosi derivanti dalle acciaierie tramite gli impianti sprovvisti di autorizzazione e missioni non autorizzate in atmosfera provenienti dall'acciaieria. Tutto questo calato all'inizio del processo più grande che vede Ilva rispondere di disastro doloso e colposo avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, inquinamento atmosferico, getto e sversamento di sostanze pericolose.
Ora tenendo conto tutto questo scenario che evidentemente mette sotto la lente di ingrandimento l'attività di Ilva, sarebbe opportuno fare conferenze stampa o comprare spazi all'interno dei quali inserisci il proprio messaggio?
Sapete, è vero che un giornalista ha il dovere di attenersi ai fatti e fare una resocontazione di quello che gli viene detto ma ha anche l'obbligo di controllare se quei fatti corrispondano a verità. Ecco perchè accade che talune testate (più che altro giornalisti) vengano invitate a fantomatiche conferenze stampa o ad incontri a porte chiuse (contravvenendo ad un principio che nessuno può impedire alla stampa di svolgere l'attività di informazione) ed altre no.
E per contrastare quanti continuano a denunciare abusi e soprusi dell'acciaieria che attentano alla salute del territorio e della gente ecco che scatta l'operazione pubblicità : è più facile comprare lo spazio su tv, carta stampata e radio che essere sottoposti alle analisi dei dati da parte della stampa seria ed infine al giudizio del lettore.
Ilva pertanto annuncia la nuova campagna pubblicitaria dal titolo " Hai mai misurato davvero il nostro impegno?", l'impegno che lo Stabilimento Siderurgico di Taranto e i suoi 11.500 lavoratori ha profuso per raggiungere due importanti obiettivi ovvero quello della sicurezza sui posti di lavoro e di una più efficace ecocompabitibilità. La nuova campagna di comunicazione per l'anno 2011 sarà 'on air' dal 9 settembre e per tre settimane su tutti i principali quotidiani, televisioni e radio locali.
Intanto su facebook la notizia non è stata accolta con entusiasmo. Sulle bacheche degli utenti è partito il seguente messaggio : "Parte domani la campagna di 'disinformazione' alla cittadinanza da parte dell'Ilva. Per tre settimane di seguito sui migliori giullari...pardon....giornali ed emittenti televisive della nostra bella e servile città!!!"
Alla domanda di Ilva " Hai mai misurato davvero il nostro impegno?", noi rispondiamo: " Sì, ogni santo giorno passando dalla vostre parti. Non ci pare che abbiate fatto molto, se non nulla, per noi e la nostra città".

Antonello Corigliano


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