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Quotidiano Lecce, Salento

- Sabato, 25 novembre 2017 - Ore 01:09

Processo Renda: assente in aula l'avvocato Tedesco, per lui pressioni e minacce

Processo Renda: assente in aula l'avvocato Tedesco, per lui pressioni e minacce

Lecce - Si è tenuta ieri, dinanzi ai giudici della Corte d'Assise, l'udienza per il processo per l'omicidio di Simone Renda, il bancario leccese di 34 anni deceduto il 3 marzo del 2007, mentre si trovava in vacanza in Messico.Ieri è stata la volta di Andrea Renda, lo zio di Simone, il quale assieme a Francesco Prato e ad Alessandro Valente, due familiari della vittima, si recò in Messico per il riconoscimento della salma ed il ritiro della documentazione.

Ai giudici Renda ha raccontato, che era intenzione delle autorità locali, chiudere nel minor tempo possibile il caso e cremare il corpo del giovane per evitare complicazioni . Al banco degli imputati anche il dirigente della questura di Lecce Emma Ivagnes, che assima al pubblico ministero Angela Rotondano raggiunse Playa del Carmen per svolgere alcune indagini: Nel corso del suo intervento Emma Ivagnes ha sottolineato l'atteggiamento delle autorità locali poco collaborativo nei loro confronti.

Assente invece in aula l'avvocato Leonardo Tedesco, il legale che seguì in Messico, il processo per la morte di Simone Renda. L'avvocato in una mail inviata al collega Fabio Valenti ha confessato di aver ricevuto pressioni e minacce mentre era in Messico, di esser preoccupato per la sua famiglia e di aver sconsigliato a Cecilia Greco, mamma di Simon Renda di non andare mai in Messico da sola.
Per il procuratore Cataldo Motta ed sostituto procuratoreCarmen Ruggiero, si tratta di omicidio volontario, in quanto Renda fu "sottoposto a trattamenti crudeli, inumani e degradanti al fine di punirlo per una presunta infrazione amministrativa durante la sua detenzione nel carcere municipale di Playa del Carmen". 

Simone Renda fu arrestato due giorni prima della sua morte, dalla polizia messicana con l'accusa di ubriachezza molesta e disturbo della quiete pubblica. In seguito fu rinchiuso in una cella di sicurezza dove fu lasciato senz'acqua e senza cibo per 42 ore. Al momento dell'arresto però, il medico in servizio presso il carcere aveva diagnosticato un sospetto principio d'infarto, prescrivendo l'immediato ricovero del giovane.


Gli otto imputati sono tutti cittadini messicani, le ipotesi di reato nei loro confronti sono di omicidio e violazione dell'articolo 1 della Convenzione Onu contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti.

La Redazione


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