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Quotidiano Lecce, Salento

- Giovedì, 17 agosto 2017 - Ore 13:44

Caso via Brenta, la Poli dichiara: "Perrone sapeva tutto"

Caso via Brenta, la Poli dichiara: "Perrone sapeva tutto"

Lecce - Sulla presunta truffa dei palazzi giudiziari di via Brenta, è stata ascoltata anche Adriana Poli Bortone come persona informata sui fatti. La Senatrice è stata citata come teste da uno degli imputati, il consigliere giuridico Massimo Buonerba, ed interrogata dal giudice Stefano Sernia.

Il processo in questione è stato definito dall'accusa "la più colossale truffa che Lecce abbia mai visto". I fatti risalgono ai tempi in cui Adriana Poli Bortone era Sindaco e Paolo Perrone componente della giunta. In quegli anni, il Comune sottoscrisse un contratto di leasing per acquistare i palazzi di via Brenta, anche se il Ministero della Giustizia non aveva garantito il rimborso della somma. L'acquisto inoltre avvenne ad un prezzo "esagerato", secondo l'accusa. In seguito poi, la finanziaria milanese Selmabipiemme ha rilevato i palazzi dalla Socoge sciogliendo il contratto di leasing con Perrone, al quale avrebbe restituito 5 milioni di euro in riferimento ai canoni già versati da Palazzo Carafa.

Nel corso dell'interrogatorio, la Senatrice ha dichiarato: "Paolo Perrone era d’accordo sul leasing e lo ha messo nero su bianco. Le scelte dei tecnici furono figlie di un indirizzo politico collegiale e non monocratico".

E, a conferma della sua tesi, la Senatrice ha tirato fuori una nota firmata da Perrone risalente al 2 agosto 2007, nella quale l'attuale Sindaco parlava di "validità piena dell’operazione e congruità del prezzo pattuito".

Non si è fatta attendere la replica del Sindaco Paolo Perrone che ha dichiarato:

"Un mese e mezzo dopo la mia elezione gli uffici mi consigliarono di scrivere una lettera all’allora Presidente Umberto Pagano, affinchè sollecitasse il Ministero a rimborsarci i canoni d’affitto. Poi approfondii la questione e capii i motivi per cui il Ministero non voleva rimborsarci: e aveva ragione, quel contratto era un capestro per il Comune, tanto che poi Selmabipiemme lo annullò e ridiede indietro 5 milioni".

"Non eravamo d’accordo – continua Perrone – tanto è vero che la "questione via Brenta" fu portata in giunta. E d’altronde io non sono mai stato chiamato dai Magistrati neanche in fase di indagine".

"Ma poi - conclude il Primo cittadino - la Senatrice Poli non si era autorottamata? Non sarà che l’aveva fatto quando si stava profilando il rischio delle preferenze e ora che a scegliere sono i capi non si autorottama più?


La Redazione


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