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Quotidiano Lecce, Salento

- Martedì, 22 agosto 2017 - Ore 22:46

"Vendesi scuola pubblica" scende in piazza l'Uds

"Vendesi scuola pubblica" scende in piazza l'Uds

Lecce -

L’Unione degli Studenti Lecce lancerà nei prossimi giorni, al suono della campanella del primo giorno di scuola, la manifestazione nazionale del 12 Ottobre, con degli striscioni in molte scuole della provincia e dei cartelli con la scritta “Vendesi scuola pubblica”. Durante questa nuova data di mobilitazione infatti, si porteranno all’attenzione di tutti temi quali la privatizzazione dei saperi e la chiusura sempre più completa degli spazi di democrazia e partecipazione nelle nostre scuole, oltre alle proposte promosse dal movimento studentesco stesso. 

Ad oggi, la condizione della scuola pubblica italiana versa nella totale precarietà: gli studenti si ritrovano a vivere in istituti fatiscenti, rischiando ogni giorno la loro vita, e sono costretti a subire metodi di valutazione e insegnamento ormai vecchi cent’anni.

I tagli provocati dalla legge Gelmini hanno provocato una distruzione gravissima della scuola pubblica, ma le prospettive del governo tecnico guidato da Monti non vanno in nessun modo su un binario diverso: il “nostro” presidente del consiglio infatti si è reso protagonista di una dichiarazione nella quale decantava lo stanziamento di fondi in autunno alle scuole private.

L’atto dunque di privatizzazione dei saperi e della conoscenza è in moto da tempo e continuerà a crescere se noi non ci mobilitiamo affrontando nel nostro movimento una discussione ampia e condivisa su quali sono i problemi e le risoluzioni ad essi. Chiediamo infatti che vengano spostati i fondi per le grandi opere, da noi e da molti ritenute inutili, per il finanziamento dell’istruzione pubblica. 

In questo terribile scenario poi si allarga il divario tra licei e istituti tecnici e professionali, nell’evidente volontà di separare nettamente il sapere dal saper fare: dai licei verranno fuori le classi dirigenti del domani, nei professionali e nei tecnici invece è considerato unico e fondamentale insegnare il saper fare, e dunque la manovalanza da poter sottomettere ai ritmi lavorativi quanto più celermente possibile. Si tagliano le ore laboratoriali, si aumentano i costi di quello che dovrebbe essere un diritto, il diritto allo studio, e così molti sono costretti a lasciare presto i percorsi formativi e affacciarsi nel mondo del lavoro, che, secondo gli ultimi dati ISTAT, per i giovani italiani è davvero un salto nel vuoto, dove non si atterrerà certamente sul morbido. 

Il progetto in cui noi dell’Unione degli Studenti crediamo rivendica una riflessione sulla riforma dei cicli caratterizzata da un biennio unitario e un triennio specializzante per abbattere la dispersione scolastica causata anche da una precoce canalizzazione dei soggetti in formazione. Rivendichiamo inoltre la qualità di ciò che si studia attraverso un ripensamento dei metodi di insegnamento e valutazione, ormai troppo distanti dagli studenti ai quali si rivolgono. Essi dovrebbero essere strumenti in grado di valorizzare le competenze, le capacità e le inclinazioni di ognuno, indirizzandole in una processo formativo cooperativo e non competitivo. Gli ultimi interventi del governo vanno invece in tutt’altra direzione: col nuovo Servizio Nazionale di Valutazione, approvato durante lo scorso Consiglio dei Ministri si potenzia invece di delegittimare un sistema di testing, come quello INVALSI, costoso, inefficace e antieducativo.

Il processo di privatizzazione e mercificazione dei saperi passa poi anche per il discorso sul merito. I tagli degli ultimi anni, così come la precarietà che attanaglia la nostra vita non ce la siamo meritati, ce l’hanno imposta: allo stesso modo non meritiamo premi a scuole e studenti eccellenti, né tantomeno meritiamo lo spietato modello discriminante, che qualcuno chiama “selettività”, e che in maniera sempre più preoccupante svuota aule e facoltà, menti e persone. Meritiamo una scuola aperta a tutti e capace di includere le differenze di ciascuno, una scuola che sia realmente capace di abbattere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Meritiamo un ripensamento del welfare, non più familistico, ma che possa invece dare autonomia ai soggetti in formazione nello scegliere cosa e dove studiare, senza essere legati a nient’altro.

Un altro dramma che la scuola dovrà affrontare quest’autunno e sul quale va tenuto alto il livello di guardia è il progetto che si ripresenta sotto altro nome dopo che aveva provocato un grandioso movimento studentesco che lo bloccò prima della sua approvazione: la proposta di legge Aprea. Questa proposta mira a cancellare di fatto la rappresentanza studentesca e l’autonomia scolastica e a introdurre soggetti esterni nell’amministrazione delle scuole e nei consigli di autonomia, che sostituiscono i consigli di istituto. In ogni scuola inoltre si andrà a costituire un nucleo di autovalutazione, il quale stenderà un rapporto sulla base dei criteri, degli indicatori nazionali e degli strumenti di rilevazione forniti dall’INVALSI. Chiediamo dunque che venga riaperto il dialogo con i soggetti in formazione per ridare spazio alla democrazia e alla partecipazione.

Rivendichiamo inoltre, qui in Puglia, i decreti attuativi e i finanziamenti alla legge regionale sul diritto allo studio, che dovrà stabilire delle priorità. Priorità quali: borse di studio senza vincolo di spesa, improntate su un forte principio reddituale, accesso gratuito o agevolato alle iniziative e ai consumi culturali, forti agevolazioni sui trasporti, comodato d’uso per i libri di testo, sportelli d’orientamento in ogni scuola, misure per tutelare la multiculturalità e l’integrazione degli immigrati, supporto agli studenti portatori di handicap, istituzione di Conferenze regionali sul diritto allo studio, affinché si vigili sull’applicazione delle norme e si instauri un dialogo fra le componenti della scuola.

L’Unione degli Studenti crede nell’investimento sull’istruzione e i saperi come unico strumento per uscire dalla crisi che attanaglia tutti noi. Per questo, nell’autunno che verrà, scenderemo in tutte le piazze d’Italia al grido “Non ci avrete mai come volete voi”. 

Saremo la forza propulsiva di cambiamento dal basso, dalle nostre scuole e università, dai nostri quartieri, dalle nostre periferie per investire la società tutta. Vogliamo liberare i saperi per liberare gli individui e le collettività e per questo ogni giorno rifiutiamo tutto ciò che ci viene imposto. Un rifiuto radicale che comincia da noi stessi, dai nostri bisogni e desideri, dalla nostra volontà di cambiare l'esistente, di contestarlo e di costruire un mondo nuovo.


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