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Quotidiano Lecce, Salento

- Domenica, 20 agosto 2017 - Ore 21:23

Un milione di firme in 30 giorni per Save The Artic

Un milione di firme in 30 giorni per Save The Artic

Italia - Una campagna planetaria quella lanciata da Greenpeace per salvare l'Artico e i suoi abitanti.
In soli 30 giorni oltre un milione di persone ha aderito alla petizione firmando sul sito www.SaveTheArctic.org.
Negli ultimi 30 anni, invece, abbiamo perso tre quarti della calotta di ghiaccio che galleggia in cima al mondo. Per oltre 800 mila anni, il ghiaccio è stata una caratteristica costante del Mar Glaciale Artico. Ora si sta sciogliendo a causa del nostro uso di energia sporca da fonti fossili e in un prossimo futuro potrebbe essere privo di ghiaccio per la prima volta da quando gli esseri umani sono sulla Terra. Questo sarebbe devastante non solo per le persone, gli orsi polari, i narvali, i trichechi e altre specie che vi abitano, ma per l'intero globo.
Il ghiaccio in cima al mondo riflette nello spazio molto del calore del sole, contribuendo così a raffreddare il nostro pianeta, stabilizzando il clima da cui dipendiamo per le coltivare il nostro cibo. Proteggere il ghiaccio significa proteggere tutti.

Uno dei firmatari della petizione è Paul McCartney, che ha voluto celebrare il risultato con un blog personale, disponibile su: http://bit.ly/ArticoPaulMcCartney.
L'organizzazione, il quale si aspettava di raccogliere un milione di firme non prima dell'inizio del 2013, lancia oggi un nuovo ambizioso obiettivo: arrivare a quota due milioni.

Non solo parole. Greenpeace ha avviato diverse iniziative in favore del ghiaccio artico.
Attivisti in 110 città e 19 Paesi nel mondo hanno fatto visita, la settimana scorsa, ai distributori di benzina e agli uffici della Shell per protestare contro le esplorazioni petrolifere della compagnia in Artico. A causa dello scioglimento dei ghiacci, infatti, l'Artico sta diventando una preda sempre più accessibile per i giganti del petrolio.

"Le stesse aziende dell'energia sporca che per prime hanno causato lo scioglimento dei ghiacci artici ora stanno cercando di trarre profitto da quel disastro", si legge su SaveTheArctic.org, "Vogliono aprire la nuova frontiera dell'oro nero per raggiungere un potenziale di 90 miliardi di barili di petrolio. Questo vuol dire un sacco di soldi per loro, ma equivale a soli tre anni di consumi petroliferi per il pianeta. Documenti governativi sin qui segreti dicono che contenere fuoriuscite di petrolio nelle acque del Polo è "quasi impossibile" ed ogni errore si rivelerebbe potenzialmente fatale per il fragile ecosistema artico. Per trivellare nella regione artica, le compagnie petrolifere devono trascinare gli iceberg lontano dai loro impianti e utilizzare enormi tubi idraulici per sciogliere il ghiaccio galleggiante con acqua calda. Se li lasciamo fare, una catastrofica fuoriuscita di petrolio è solo una questione di tempo. Abbiamo visto i danni terribili causati dai disastri della Exxon Valdez e della Deepwater Horizon - Non possiamo lasciare che ciò accada nell'Artico".

Impegnato in un tour per fermare le perforazioni offshore al Polo Nord, l'equipaggio a bordo della nave di Greenpeace Esperanza ha lanciato un messaggio di ringraziamento a tutte le persone che hanno già aderito alla campagna SaveTheArctic.org: "Thank You Arctic Million!".

Abordo della storica rompighiaccio di Greenpeace, Arctic Sunrise, un team di esperti sta monitorando i ghiacci artici con l'obiettivo di realizzare per la prima volta un'immagine completa in 3D della forma di interi blocchi di banchisa e delle creste di compressione dei ghiacci stessi. Con questa campagna planetaria, Greenpeace vuole bandire le attività di estrazione offshore e i metodi di pesca distruttivi dalle acque artiche e creare un santuario globale attorno al Polo Nord.
Una volta completata, la lista dei paladini dell'Artico verrà inserita in una capsula e posta sul fondale del Polo Nord, a una profondità di 4 chilometri dal ghiaccio artico. Il luogo sarà contrassegnato da una "Bandiera per il Futuro", simbolo dell'impegno mondiale in difesa del Pianeta.

Marcella Barone


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