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Quotidiano Lecce, Salento

- Lunedì, 20 novembre 2017 - Ore 10:26

Dipendenti pubblici: addio posto e stipendio fisso

Dipendenti pubblici: addio posto e stipendio fisso

Italia - Due notizie in serbo per tutti i dipendenti pubblici: una buona ed una contrariamente opposta.

Di positivo c'è che da ora, i dipendenti pubblici non saranno più obbligati ad andare in vacanza nella settimana di Ferragosto e in quella tra Natale e Capodanno. Le "ferie coatte", previste nella prima bozza del decreto sulla spending review, sono state cancellate nell'ultima versione discussa ieri sera. E c'è anche il sostanziale rinvio della riforma Fornero delle pensioni.

Ma le buone notizie, per gli statali, finiscono qui perchè ad essere intaccati ora saranno il posto fisso e lo stipendio fisso. In sostanza il ministeriale potrà essere messo in mobilità obbligatoria, prendere l'80% dello stipendio base -molto più basso di quello che porta a casa ogni mese- e anche essere licenziato. Da garantito in tutto e per tutto diventerà un po' più simile ad un lavoratore del settore privato.

Succederà che entro la fine di ottobre sarà tagliata la pianta organica dei ministeri e degli enti pubblici non economici. La riduzione complessiva sarà del 20% per i dirigenti e del 10% per tutti gli altri dipendenti, con livelli diversi a seconda delle singole amministrazioni. L'obiettivo è di far scendere i 3 milioni e 250 mila dipendenti pubblici italiani sotto la soglia dei 3 milioni, per "riequilibrare" un esercito con troppi generali e pochi soldati semplici.

Per rispettare il taglio ogni amministrazione avrà due strumenti a disposizione: i prepensionamenti e la mobilità. Per i prepensionamenti si partirà dai lavoratori che entro il 2014 matureranno i requisiti fissati prima della riforma Fornero. Così entro la fine di quest'anno dovrebbero andar via 6/7 mila persone.

Il secondo strumento è la mobilità, e qui il colpo è più duro. Prima di tutto perché arriva subito la riduzione dello stipendio, l'80% della busta paga base senza straordinari e indennità, e poi perchè, per chi andrà in mobilità, dopo due anni potrà anche rischiare il licenziamento. Ipotesi che potrà scattare però solo se nel frattempo non avrà trovato un altro posto, ma con il dimagrimento imposto al settore e il cattivo andamento generale dell'economia saranno in pochissimi a poter usare questo salvagente.

Paola Errico


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