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Quotidiano Lecce, Salento

- Venerdì, 18 agosto 2017 - Ore 07:08

No a "La Divina Commedia" nelle scuole

No a "La Divina Commedia" nelle scuole

Italia - "La Divina Commedia non può essere insegnata nelle scuole, perché è diseducativa e tratta argomenti di origine antisemita, islamofobica, ed è piena di frasi offensive e di luoghi comuni". A dirlo è Valentina Sereni presidente di Gherush92, l'organizzazione di ricercatori/ professionisti, consulenti speciali dell'Onu che si occupano del Consiglio economico e sociale.
La notizia ha alzato un gran polverone nel terra del "sommo poeta", perché descritto come un razzista e deviatore di menti umane per tutte le generazioni che lo hanno studiato a scuola.
Secondo i ricercatori i canti incriminati riguardano XIV, XXIII, XXVIII e XXXIV dell'Inferno.

La Sereni espone le sue tesi riguardo i canti:
XXXIV - Giuda per antonomasia è persona falsa, traditore giudeo è termine comune dispregiativo secondo un antico pregiudizio antisemita che indica chi è avido di denaro, usuraio, persona infida, traditore il significato negativo di giudeo è esteso a tutto il popolo ebraico. Il Giuda dantesco è la rappresentazione del Giuda dei Vangeli, fonte dell’antisemitismo. Studiando la Divina Commedia i giovani ebrei sono costretti, senza filtri e spiegazioni, ad apprezzare un’opera che calunnia il popolo ebraico; essi imparano a convalidarne il messaggio di condanna antisemita, reiterato ancora oggi nelle messe, nelle omelie, nei sermoni e nelle prediche e costato al popolo ebraico dolori e lutti."

Nel canto XXIII Dante punisce il Sinedrio che, secondo i cristiani, complottò contro Gesù; i cospiratori, Caifas. Con Caifas, e puniti allo stesso modo, stanno in questa bolgia Anna, suocero di lui e pontefice, e tutti gli altri che ebbero parte in quel concilio, che fu mala sementa per gli ebrei, poiché né derivò, come giusta vendetta di dio, la distruzione di Gerusalemme compiuta da Tito e la dispersione e la rovina di tutto il popolo giudaico”.

Nel canto XXVIII dell’Inferno Dante descrive le orrende pene che soffrono i seminatori di discordie, cioè coloro che in vita hanno operato lacerazioni politiche, religiose e familiari. Maometto è uno scismatico e l’Islam è una eresia. Al Profeta è riservata una pena atroce: il suo corpo è spaccato dal mento al deretano in modo che le budella gli pendono dalle gambe, immagine che insulta la cultura islamica. Alì, successore di Maometto, invece, ha la testa spaccata dal mento ai capelli."
Tanti altri sono i punti messi sotto esame dall'organizzazione.

La Divina Commedia è un pilastro della letteratura italiana, opera conosciuta e apprezzata in tutto il mondo.
Ora la domanda sorge spontanea, è davvero possibile che l'opera abbia turbato il nostro livello psicofisico, cosi come dicono? Voi abolireste la Divina Commedia dai programmi scolastici?

Manuela Melissano


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