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Quotidiano Lecce, Salento

- Giovedì, 23 novembre 2017 - Ore 23:08

Puglia indietro per dinamica mercato del lavoro e vocazione imprenditoriale

Puglia indietro per dinamica mercato del lavoro e vocazione imprenditoriale

Lecce - La Puglia si colloca tra le ultime regioni in Italia per dinamica del mercato del lavoro e vocazione imprenditoriale. È quanto emerge da un’indagine di Confartigianato che ha stilato una graduatoria utilizzando ben 20 indicatori riguardanti il mercato del lavoro, la struttura delle imprese e l’artigianato.

Per la precisione, sono stati presi in considerazioni questi parametri: tasso di occupazione e percentuale dei giovani occupati (al di sotto dei 25 anni), quota degli occupati in piccole imprese (con meno di 50 addetti), quota degli occupati nell’artigianato in piccole imprese, quota dei lavoratori autonomi sul totale delle imprese, quota degli artigiani sul totale degli autonomi, quota dei dipendenti nell’artigianato rispetto al totale dei dipendenti, quota degli occupati nel comparto manifatturiero, quota degli occupati nelle costruzioni, quota degli occupati nel settore dei servizi, tasso di disoccupazione e percentuale dei giovani disoccupati (under 25), tasso di attività, tasso di attività femminile, variazione del tasso di occupazione nel periodo di recessione (2008-2015), variazione del tasso di occupazione femminile e del tasso di disoccupazione giovanile sempre durante la crisi, quota delle imprese femminili, giovanili e straniere nell’artigianato.

Sul podio salgono Trentino-Alto Adige, Marche e Molise, mentre la Puglia figura parecchio indietro in classifica, collocandosi al 17° posto in Italia per tasso di occupazione (33,4 per cento), tasso di attività (41,6 per cento), tasso di attività femminile (29,1 per cento), variazione del tasso di occupazione nel periodo di recessione, avendo registrato una flessione del 3,8 per cento. La Puglia si piazza al 16° posto per quota degli occupati nell’artigianato in piccole imprese (24,4 per cento) e quota delle imprese straniere (4,3 per cento) mentre sale al settimo posto in relazione alla quota dei lavoratori autonomi sul totale delle imprese (38,1), alla quota degli occupati nel settore dei servizi (69,9) ed alla la quota delle imprese giovanili nell’artigianato (12,2).

Il miglior risultato per la nostra Regione è un quarto posto per ciò che concerne la quota degli occupati in piccole imprese (82,2 per cento). 

«La classifica stilata dal nostro Centro Studi Nazionale – commenta Francesco Sgherza, presidente di Confartigianato Imprese Puglia – non ha certo l’obiettivo di fare una lista dei “buoni” e dei “cattivi”, ma quello di mettere in risalto i punti di forza e di debolezza delle varie realtà territoriali italiane.

È un dato di fatto, purtroppo, che la Puglia mostri un certo ritardo in materia di occupazione. Il nostro tessuto produttivo fatica a recuperare il terreno perso a causa della crisi economica: solo Campania, Sicilia a Calabria fanno peggio di noi. Preoccupa, in particolare, la situazione dei giovani: nonostante i supporti all’autoimprenditorialità ed iniziative come Garanzia Giovani, il tasso di occupazione in questa fascia è ancora troppo basso. Secondo il presidente – non consola la circostanza che si tratti di problemi comuni a tutte le regioni del meridione. Alla fine il risultato è uno solo: le migliori forze giovani preferiscono cercare altrove le proprie possibilità, causando il progressivo ed inesorabile depauperamento della risorsa più importante che abbiamo, ossia il capitale umano. 

Eppure non ci sono solo dati negativi: il rapporto in esame racconta anche qualcos’altro. Addirittura l’82,2% delle persone occupate in Puglia lavora presso una piccola impresa con meno di 50 dipendenti. Questo la dice lunga sulla struttura del nostro tessuto produttivo e su quali siano le direzioni da percorrere per sbloccare la situazione in cui versiamo. Dati alla mano, sono le piccole aziende quelle che, finanche in un frangente critico come quello attuale, riescono a mantenere i livelli occupazionali e forse, almeno per questo, meriterebbero maggiore attenzione.

Secondo Sgherza – al di là del solito ritornello “le piccole imprese sono la spina dorsale del Paese”, la verità è che gran parte dei provvedimenti legislativi viene ancora tarato sulle esigenze delle grandi aziende.

Ferme restando le richieste di Confartigianato al Governo in materia di riforma fiscale, revisione degli studi di settore, implementazione delle infrastrutture al Sud e valorizzazione del made in Italy, basterebbero pochi ma fondamentali interventi per supportare meglio le PMI e le imprese artigiane anche a livello regionale. Assicurare maggiore e più agevole accesso al credito, riuscire a chiudere il ciclo dei rifiuti per abbattere la tassazione locale (basti pensare agli importi della Tari nei nostri Comuni), agevolare quei settori –  come l’edilizia – capaci di fungere da moltiplicatori per tutta una serie di altri comparti, intraprendere un cammino di reale semplificazione legislativa: sono tutti interventi in grado di migliorare la vita delle nostre piccole imprese.  Infine – conclude il presidente – l’adeguamento della normativa in materia di apprendistato e l’attivazione delle botteghe-scuola potrebbero rappresentare, in Puglia, strumenti eccezionali per garantire un sensibile miglioramento dei dati sull’occupazione giovanile».


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mario - 16/08/2016

Le tasse e la burocrazia sono la causa che hanno portato al rallentamento del mercato di lavoro e alle difficoltà
di chi vuole fare impresa.Aprire anche una piccola officina, comporta un onere burocratico con tutti gli enti
interessati nella manovra, che scoraggia anche i più coraggiosi .La gran parte dei comuni leccesi non possiede
un piano regolatore generale di costruzione.Alcuni comuni fra cui Salve,possiede un'area artigianale priva di tutti i
servizi necessari per avviare una struttura artigianale.Moltissimi comuni non hanno zone commerciali ed
impediscono con tutti mezzi in loro possesso la possibilità del cambiamento di destinazione d'uso "artigianale/commerciale".
Purtroppo la regione,provincia e comuni non fanno un fico secco per risolvere la questione applicando una normativa
che applicata in senso restrittivo,non permette nessun margine di manovra a chi vuole fare impresa.



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