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Quotidiano Lecce, Salento

- Lunedì, 23 ottobre 2017 - Ore 22:30

La crisi non frena gli sprechi: a Natale 1,3 miliardi il cibo finito nella spazzatura

La crisi non frena gli sprechi: a Natale 1,3 miliardi il cibo finito nella spazzatura

Italia - Nonostante il 2011 si sia chiuso con i consumi in calo e l’approvazione di una manovra “lacrime e sangue”, gli italiani non perdono le cattive abitudini dissipatorie e nemiche dell’ambiente.

Dalla Vigilia di Natale a Capodanno, sono finite nei cassonetti 440 mila tonnellate di cibo, per un valore complessivo di 1,32 miliardi di euro (più di 50 euro a famiglia). Un vero schiaffo alla miseria che ha ridimensionato le sue cifre del 12% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Ma non si tratta di un gran traguardo, se si considera che i piatti delle festività quest’anno si sono “alleggeriti” del 10 %.

È quanto sottolinea un’indagine della Cia- Confederazione italiana agricoltori sugli sprechi alimentari nelle festività natalizie.

A passare con più facilità dal piatto alla pattumiera sono stati latticini, uova e carne (43%), seguiti dal pane (22%), frutta e verdura (19%), pasta (4 %) e dolci (3 %).

Un fenomeno dalle dimensioni insostenibili, che tocca puntualmente il suo apice nelle festività di fine anno, periodo in cui, anche quest’anno, il 20 per cento della spesa degli italiani è andata direttamente a riempire le buste della spazzatura.

Neanche la crisi è riuscita a contenere questo fenomeno: da questo punto di vista, infatti, le abitudini delle famiglie sono cambiate di poco, facendo registrare complessivamente una lieve contrazione (meno 2 %) del cibo sprecato, mentre a scendere del 10 % è stata la quantità di cibo acquistata.  Tutto ciò a dispetto della recessione alle porte.

Gli sprechi maggiori si sono concentrati a ridosso di Natale (cene e pranzi del 24, 25 e 26 dicembre), quando le famiglie italiane avrebbero gettato nei cassonetti, secondo l’indagine della Cia, quasi 90 milioni di euro, poco meno di 40 euro a famiglia. Mentre più di 10 euro a nucleo familiare sono stati dissipati tra il cenone del 31 e Capodanno. Uno scempio dal punto di vista etico ed economico, oltre che ambientale: basti pensare, infatti, che una sola tonnellata di rifiuti organici genera 4,2 tonnellate di Co2.

Quella dello spreco alimentare  è una tendenza, cresciuta del 50 % dal 1974 ad oggi e che globalmente interessa, secondo la Fao, un terzo del cibo prodotto nel mondo: ogni anno 1,3 miliardi di tonnellate di cibo vanno “perdute” dal campo alla tavola nei paesi industrializzati (670 milioni di tonnellate) e in quelli in via di sviluppo (630 milioni di tonnellate). Uno sperpero a cui i consumatori europei e Nord-Americani contribuiscono con uno “spreco procapite” di 115 kg all'anno, contro i 6-11 kg delle popolazioni dell’Africa sub-sahariana e del Sudest asiatico.

Tutto ciò  nonostante in Europa quasi 80 milioni di persone vivono sotto la soglia della povertà, mentre sono 900 milioni le persone al mondo che soffrono di malnutrizione. Nonostante questi tristi bilanci, solo in Italia ogni anno si getta una quantità di cibo che potrebbe soddisfare i ¾ della popolazione (più di 44 milioni di abitanti).

E in questo “impegno” dissipatorio siamo in buona compagnia, come evidenziato recentemente dal prof. Andrea Segrè, presidente della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna: sono gli Stati Uniti a detenere il titolo dei più “spreconi” con il 40% degli alimenti prodotti finiti nel pattume, seguiti dalla Svezia con il 25% e la Cina con il 16%.

Daniela De Angelis


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