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Quotidiano Lecce, Salento

- Lunedì, 21 agosto 2017 - Ore 21:51

Boom del lavoro accessorio in Puglia, cresce l’utilizzo dei voucher

Boom del lavoro accessorio in Puglia, cresce l’utilizzo dei voucher

Lecce - Boom del lavoro accessorio in Puglia. Cresce l’utilizzo dei buoni lavoro. Nel primo semestre di quest’anno, infatti, sono stati venduti oltre due milioni voucher (2.345.766, per la precisione). Pari al 4,7 del totale nazionale (49.952.229). E’ quanto rileva il Centro Studi di Confartigianato Imprese Puglia su dati Inps. Rispetto al primo semestre dell'anno scorso si registra un'impennata del 98,3 per cento (al 30 giugno 2014 ne furono distribuiti 1.183.028). In particolare, le sedi Inps ne hanno ceduti 205.398 (contro i 47.401 del primo semestre dell'anno scorso); tramite il portale telematico dello stesso istituto altri 80.087 (contro i 61.882 del primo semestre 2014); le banche popolari 41.502 (contro 10.223); i tabaccai 1.843.136 (contro 942.977); gli uffici postali 175.643 (contro 120.545).

Sono sempre di più, dunque, i lavoratori remunerati attraverso i buoni lavoro. Basti pensare che nel 2008 ne furono «staccati» 2.443, l’anno successivo 24.573, nel 2010 furono 196.432, l'anno dopo 271.620, nel 2012 furono distribuiti 606.052 voucher, l'anno successivo 1.343.660, nel 2014 ben 3.014.111 e solo nel primo semestre di quest’anno 2.345.766. In costante crescita anche il numero dei lavoratori interessati: 289 nel 2008, 1.047 l’anno successivo, 4.497 nel 2010, 7.528 l’anno dopo, 18.163 nel 2012, 35.732 l’anno successivo, 71.256 nel 2014.

I buoni lavoro (o voucher) rappresentano un sistema di pagamento che i datori di lavoro (committenti) possono utilizzare per pagare le prestazioni di lavoro accessorio, cioè quelle prestazioni di lavoro svolte al di fuori di un normale contratto di lavoro, in modo discontinuo e saltuario. Il vantaggio principale per il lavoratore è che il compenso è esente da ogni imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato. È, inoltre, cumulabile con i trattamenti pensionistici ed è riconosciuto ai fini pensionistici. Il committente, da parte sua, può beneficiare di prestazioni nella completa legalità, con copertura assicurativa Inail, in caso di eventuali incidenti sul lavoro, e senza dover stipulare alcun tipo di contratto.

«L’escalation nell’utilizzo del lavoro accessorio – commenta Francesco Sgherza, presidente di Confartigianato Imprese Puglia – si presta ad una lettura in chiaroscuro. Certo, i voucher rappresentano uno strumento di emersione per nicchie di lavoro discontinuo e saltuario, per questo fortemente esposto al rischio del sommerso. Il ricorso ai c.d.”buoni-lavoro” assicura perlomeno la genuinità del rapporto ed il rispetto degli obblighi di legge.  Tuttavia – continua il presidente – questo dato crescente è il sintomo, specie in particolari settori, di una persistente difficoltà nel trovare occupazione stabile. Gli ultimi provvedimenti del Governo hanno dato una prima scossa al mercato del lavoro, principalmente riducendo il costo dell’assunzione a tempo indeterminato tramite gli sgravi contributivi. Questo però non basta: una vera inversione di tendenza è possibile solo mettendo le imprese nelle condizioni di pagare meno tasse, di contare nuovamente su un mercato interno che tira, di effettuare maggiori investimenti, insomma: di programmare piani di più lungo periodo.  I provvedimenti legislativi aiutano – conclude Sgherza – ma sono le imprese a creare occupazione».

Con il decreto sul riordino dei contratti scaturito dal Jobs Act, il limite di reddito percepibile da un lavoratore attraverso i voucher è passato da 5mila a 7mila euro annui. Questa somma, in realtà, dovrà essere cumulata tra vari committenti, perché ogni impresa può pagare ciascun lavoratore al massimo 2.000 euro all’anno in buoni lavoro. I buoni lavoro hanno un valore di dieci euro ciascuno, che comprende la contribuzione in favore della Gestione separata dell’Inps (tredici per cento), l’assicurazione all’Inail (sette per cento) e un compenso all’Inps per la gestione del servizio. Il valore netto a favore del prestatore è di 7,50 euro. Il voucher da dieci euro corrisponde al compenso minimo di un’ora di prestazione. Non dà diritto, però, alle prestazioni di malattia, maternità, disoccupazione ed assegni familiari. Possono utilizzarli le famiglie, le aziende, le imprese familiari, gli imprenditori, gli altri soggetti non imprenditori, gli enti senza fini di lucro e i committenti pubblici. I voucher si acquistano nelle sedi Inps o dai tabaccai che aderiscono alla convenzione oppure attraverso procedure telematiche dal sito www.inps.it, nelle banche popolari abilitate o negli uffici postali.


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