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Quotidiano Lecce, Salento

- Lunedì, 23 ottobre 2017 - Ore 19:18

Coldiretti Lecce lancia la pizza al 100% salentina

Coldiretti Lecce lancia la pizza al 100% salentina

Lecce - Quasi due pizze su tre (63 per cento) servite in Italia sono ottenute da un mix di farina, pomodoro, mozzarelle e olio stranieri. Una vera beffa per il prodotto simbolo dell'italianità. La riscossa tricolore parte quest'estate dal Tacco d'Italia ed ha le sembianze ed il gusto di una pizza al “cento per cento salentina”, tutta realizzata con ingredienti di Terra d'Otranto, a partire dalla farina, sino al pomodoro, alla mozzarella fior di latte, all'olio extravergine, al basilico ed alle olive.

La pizza “salentinissima” verrà presentata (e degustata) martedì 22 luglio, alle 20, nella pizzeria Lo Scoglio di Pirro, a Torre San Giovanni. Ad illustrare le finalità di un'iniziativa che potrebbe avviare un ciclo virtuoso per l'economia locale, ci saranno il presidente, Pantaleo Piccinno e il direttore di Coldiretti Lecce, Giampiero Marotta, la responsabile di Campagna Amica di Coldiretti Lecce, Teresa Buttazzo, il sindaco di Ugento, Massimo Lecci, l'assessore all'Agricoltura Daniela Specolizzi, il delegato per la marina di Torre San Giovanni (frazione di Ugento), Alessandro Alessio Meli ed il gourmand e cultore del cibo Pino De Luca, che racconterà aneddoti e segreti dei preziosi ingredienti che danno vita alla pizza autoctona.

La pizza salentina al cento per cento rappresenta un tentativo di inversione di rotta, dunque, ad un trend assai negativo fotografato dal dossier “La crisi nel piatto degli italiani nel 2014”, presentato dal presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo al Teatro Palapartenope di Napoli. Dall'indagine Ixe è infatti emerso che  quasi due pizze su tre (63 per cento) servite in Italia sono ottenute da un mix di farina, pomodoro, mozzarelle e olio provenienti da migliaia di chilometri di distanza senza alcuna indicazione per i consumatori che oggi hanno rinunciato del tutto ad andare in pizzeria (25 per cento) o hanno ridotto le presenze (40 per cento) rispetto a prima della crisi. Oltre alla pizza è sempre meno tricolore la pasta, mentre i sughi più nostrani, dall’arrabbiata alla puttanesca, profumano d’oriente e il pane viene impastato nei Paesi dell’est Europa. Del resto i dati parlano chiaro: in Italia sono stati importati nel 2013 - spiega la Coldiretti - ben 481 milioni di chili di olio di oliva e sansa, oltre 80 milioni di chili di cagliate per mozzarelle, 105 milioni di chili di concentrato di pomodoro dei quali 58 milioni dagli Usa e 29 milioni dalla Cina e 3,6 miliardi di chili di grano tenero con una tendenza all’aumento del 20 per cento nei primi due mesi del 2014. 

“Un fiume di materia prima che - sostiene il direttore di Coldiretti Lecce, Giampiero Marotta - ha purtroppo compromesso notevolmente l’originalità tricolore del prodotto servito nelle 50mila pizzerie presenti in Italia che generano un fatturato stimato di 10 miliardi, ma non offrono alcuna garanzia al consumatore sulla provenienza degli ingredienti utilizzati”.

L'appuntamento gastronomico sarà preceduto da un'altro taglio del nastro nel segno della qualità alimentare e della tipicità delle produzioni: alle 18 sarà infatti inaugurata ad Ugento in via Napoli n. 15 la prima “Bottega Italiana” del Salento leccese, uno spazio commerciale dove acquistare solo prodotti agricoli italiani selezionati all’origine, provenienti direttamente dal circuito delle aziende agricole accreditate al Consorzio Produttori Campagna Amica.

 


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mario - 01/08/2014

Agricoltura impossibile.

L'unico prodotto che cresce in Italia e fa profitti sulla pelle dei malcapitati sono le tasse.Altri imprenditori
fortunati sono gli importatori di prodotti alimentari e agricoli.Non si può vivere più di agricoltura, i nostri
costi sono sempre in ascesa e non più proporzionali al basso tenore di vita dell'Italiano medio. La
disoccupazione dilaga in tutti campi, la cinesizzazione del lavoro offre salari sempre più bassi e orari di
lavoro sempre più lunghi.Nella Puglia il porto di mare più aperto e più libero alle importazioni
selvagge è quello di Bari.Non esiste nessun freno,controlli quasi inesistenti, tutto questo si abbatte
sui nostri prodotti come una mannaia, causando perdita di lavoro e calo dei consumi.
Ci rimane solo una strada diventare noi stessi cinesi, evadere le tasse e schiavizzare il più possibile
chi si trova dall'altra parte della barricata.Non sono un catrastofista ,purtroppo il futuro diventa sempre
più nero ed i nostri politici invece d'occuparsi d'economia, d'esportazioni ed importazioni si
trastullano in inutili faccende.



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