Rimani aggiornato su ciò che accade nel Salento.
Diventa Fan di FuturaTv!
Chiudi

Segnala la notizia ad un amico

Il tuo messaggio è stato inviato correttamente. Grazie.

Il tuo messaggio non è stato inviato.

Quotidiano Lecce, Salento

- Sabato, 18 novembre 2017 - Ore 18:57

La crisi morde: la drammatica storia di un imprenditore salentino

La crisi morde: la drammatica storia di un imprenditore salentino

Lecce - Si può arrivare al punto di cercare di vendere i propri organi, pur di andare avanti? Si può esser disposti a fungere da "cavie umane" per la sperimentazione di nuovi farmaci, pur di mantenere i propri figli e la propria famiglia? Sembrano degli interrogativi assurdi, che non possono appartenere a comunità "ricche ed economicamente avanzate", come si ritengono quelle occidentali e, quindi, anche quella italiana. Eppure, sono quesiti tanto inquietanti quanto reali e, purtroppo, strettamente attuali e vicini a noi, più di quanto si possa immaginare.

Come dimostra il caso di Giulio (il nome non è quello reale), una delle tante vittime della crisi economica, che ha avvertito il bisogno di inviare una lettera alla nostra redazione, in cui esprime tutta la propria disperazione ed il proprio disagio per lo stato in cui versa. Salentino, padre di 4 figli, imprenditore onesto che ha sempre pagato le tasse, Giulio conduceva una vita "normale", come specificato nella lettera di cui vi proporremo qualche stralcio. Una famiglia semplice e unita, una vita serena, fino a quando qualcosa ha iniziato a non andare più per il verso giusto.

"Vi scrivo questa lettera per un’umile ed umana richiesta di aiuto per la disastrata, disastrosa e disperata situazione della mia famiglia!" Comincia così il drammatico racconto di Giulio, che descrive un nucleo familiare composto da marito, moglie e 4 figli. "Marito imprenditore, moglie impiegata part-time e 4 figli studenti; la vita di coppia e di famiglia si svolge regolarmente fra alti e bassi, con guadagni e reddito sufficienti, qualche cena in pizzeria, qualche divertimento, qualche breve vacanza: insomma tutto va bene e le tasse vengono pagate regolarmente, senza alcun problema" si legge nella lettera.

"Nel 2003 - prosegue il racconto - iniziano i primi “ACCERTAMENTI D’UFFICIO” da parte dell’Agenzia delle Entrate. Motivo? Evasione accertata d’ufficio relativa ai “PARAMETRI STATALI” e poi agli “STUDI DI SETTORE”. Completamente assurdo!" Giulio, incredulo, non si capacita di questo meccanismo fiscale che giudica ingiustificato ed incomprensibile. Su consiglio del commercialista, non potendo permettersi il lusso dell'ausilio di un avvocato tributarista, decide di patteggiare ottenendo così uno sconto sull’accertamento e pagando la somma stabilita. Pensa, in tal modo, di aver risolto il problema, ma l'incubo non è affatto finito. Infatti: "...arriva il secondo accertamento, solita storia! Questa volta, per pagare (visto che i precedenti pagamenti sono ancora in corso) siamo costretti a chiedere un prestito alla banca. Nel frattempo, nel 2005, arriva il terzo accertamento, anche qui solita storia! Chiediamo un altro prestito per poter pagare il nuovo accertamento ed intanto, come se non bastasse, ne arrivano un quarto ed un quinto. A questo punto decido di cedere l’azienda prima di ritrovarmi in un fallimento e perdere tutto. A fine 2006 cedo l’azienda ed inizio a cercare lavoro come dipendente, riesco a trovare qualcosa part-time, lavoretti in nero. Naturalmente nel frattempo mi rivolgo a vari politici, sottosegretari, ministri, assessori regionali, provinciali, sindaci, consiglieri regionali; ma tutti mi prendono solo in giro (anche se i voti li hanno regolarmente presi!)".

E qui la storia di questo padre di famiglia inizia ad assumere aspetti più drammatici. Ad aggravare ulteriormente la situazione, infatti, subentra la malattia della figlia. "Per far fronte alle varie problematiche intanto si saltano le rate dei prestiti, si chiedono ancora prestiti, nessun aiuto dal Comune, nessun aiuto dai politici. Insomma sempre peggio. Nel frattempo mia moglie riesce a trovare un secondo lavoro pomeridiano (sempre in nero), ma in qualche modo riusciamo ancora a tirare avanti. Ora purtroppo mia moglie ha perso anche il secondo lavoro che almeno ci consentiva di mettere da parte qualcosa da utilizzare per i frequenti viaggi a Roma per i ricoveri periodici di mia figlia all'ospedale “Bambin Gesù”. Nella totale disperazione metto vari annunci su siti specializzati e criptati per vendere un rene, il midollo spinale, il sangue o tutti quegli organi senza i quali sarei comunque riuscito a vivere. Scopro che in Svizzera ed in altre Nazioni ci sono delle case farmaceutiche che cercano “VOLONTARI A PAGAMENTO PER LA SPERIMENTAZIONE DEI FARMACI”, scrivo anche a loro e rimango in attesa di conoscere gli esiti".

Il dramma di Giulio e della sua famiglia si esaspera a fine 2011, quando si rende necessario un lungo ricovero per la figlia. Non riuscendo a comprendere il quadro clinico della ragazza, i medici consigliano ai genitori di rivolgersi presso un centro specializzato di Roma. La famiglia si trova così a dover fronteggiare costi di non poca entità. "Chiedo l’intervento del Comune per le spese, ma mi viene risposto che devono essere prima effettuate per poi usufruire di un rimborso che in ogni caso non coprirebbe più del 30% del totale documentato. Intanto continuo ad indebitarmi, perché scopro che in Italia il diritto alla salute non esiste se non hai soldi! Il diritto al lavoro non esiste! Cosa posso fare? Diventare un rapinatore o uno spacciatore? Quando un uomo nasce onesto, è difficile che cambi. Intanto bisogna fare su e giù da Roma per i ricoveri, molte analisi e medicinali sono a pagamento e non rientrano in nessun tipo di esenzione, quindi problemi su problemi. Continuo sempre a rivolgermi ai vari politici, ma nessuna risposta, solo promesse e prese in giro!".

Nell'ultima parte del suo racconto Giulio, dimostrando grande dignità, esprime la voglia di non desistere dalla propria lotta, cercando l'aiuto -non l'elemosina- da parte delle istituzioni locali e nazionali, a cui si è già rivolto inviando la stessa lettera giunta alla nostra redazione: "Ora siamo proprio in uno stato di assoluta indigenza, con tante bollette scadute, rate non pagate, banche e finanziarie sempre col fiato sul collo. E’ ormai dal novembre 2011 che facciamo su e giù da Roma per i continui e periodici ricoveri di nostra figlia, con enormi sacrifici economici e morali. Ora come ultima spiaggia ho deciso di illustrare in questa lettera i nostri gravi problemi economici (che sicuramente affliggono tante altre persone), a cui si è aggiunto lo stato di salute di nostra figlia. Non chiedo un sussidio o un contributo o un aiuto economico, ma semplicemente un posto di lavoro che mi ridia la dignità di uomo, di padre e di marito; quella dignità che è alla base della vita di un uomo e padre di famiglia onesto”.

L'appello si conclude con le parole cariche di speranza di un uomo che non vuole arrendersi: "Non so chi mai leggerà questa mia lettera, ma spero e confido nell'aiuto di chi può e deve, per i ruoli istituzionali che ricopre, tutelare i più deboli e bisognosi".

Matteo Sbenaglia


Social:
OkNotizie
Segnala notizia


Link sponsorizzato
ULTIME NOTIZIE DI "ATTUALITà"
12 Luglio 2017 - Lecce

Lecce - Si è da poco concluso lo scambio culturale “United We Win”, organizzato dall'associazione Arca del Blues di Lecce a Cortemilia dal...

17 Maggio 2017 - Lecce

Lecce - Si chiama Officina Informatica Solidale ed è un vero e proprio laboratorio informatico aperto a tutti e in cui si potranno riparare...

29 Marzo 2017 - Italia

Italia - La Fondazione Megamark di Trani, in collaborazione con i supermercati Dok, Famila e Iperfamila, promuove una nuova iniziativa di solidarietà...



  • Lascia un tuo commento... senza registrarti!
Nome (obbligatorio) E-mail (obbligatoria - non sarà pubblicata)
Testo del commento (obbligatorio)


Commenti inseriti
Avatar
Bill - 15/03/2014
Questo mondo già è una cloaca; ma certe nazioni, da come sono amministrate e popolate, sono una vera vergogna.


Banner
Banner
Banner