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Quotidiano Lecce, Salento

- Sabato, 21 ottobre 2017 - Ore 21:40

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Italia - Con la risoluzione 54/134 risalente al 17 dicembre 1999, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha scelto il 25 novembre come data per celebrare la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, invitando governi, organizzazioni internazionali e ONG ad organizzare attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica in quel giorno.

L'Assemblea Generale dell'ONU ha ufficializzato la data scelta da un gruppo di donne attiviste, riunitesi nell'Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà nel 1981. Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l'impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell'arretratezza e nel caos per oltre 30 anni.

Sono Centoventotto le donne uccise in Italia dall'inizio dell'anno. Solo nei primi sei mesi del 2013 le richieste di aiuto di donne vittime del reato di stalking arrivate al numero del Telefono Rosa sono aumentate del 10%. Secondo il Rapporto Eures, tra il 2000 e il 2012 in Italia sono state assassinate 2.220 donne, una media di 171 omicidi l'anno, uno ogni due giorni. E il 70,7% dei delitti è avvenuto "nell'ambito familiare o affettivo".

Il responsabile della violenza è nel 48% dei casi il marito, nel 12% il convivente nel 23% l'ex partner. Un uomo tra i 35 e i 54 anni nel 61% dei casi, un impiegato nel 21%, una persona istruita (il 46% ha la licenza media superiore e il 19% la laurea). Il persecutore non fa poi in genere uso di alcol e di droghe (63%).

Secondo la stessa indagine, anche il profilo della donna-vittima corrisponde a quello di una persona "normale": di età compresa fra i 35 e 54 anni, con la licenza media superiore nel 53% dei casi e la laurea nel 22%.

Ammonta invece a 17 miliardi annui complessivi, di cui 1,7 di costi diretti in erogazione di servizi, in larga parte pubblici, il "Costo del silenzio", che emerge dalla prima indagine nazionale volta alla valutazione dei costi del silenzio sul femminicidio e sulla violenza contro le donne, promossa dall’Ong Intervita e curata da un comitato scientifico multidisciplinare coordinato da Anna Maria Fellegara, preside della facoltà di Economia e Giurisprudenza della sede di Piacenza dell’Università Cattolica. Lo studio ha un approccio economico al problema, ed ha visto coinvolto un pool di ricercatori di diversi atenei italiani, ed è stato valutato da un comitato scientifico composto da esperti dell'Istat, del Cnr, dell'università Bocconi e di altri centri italiani.

Scopo dello studio è quello di far comprendere a livello sociale cosa voglia dire "violenza sulle donne". Stando alla ricerca, i settori che sentono maggiormente il problema sono quello sanitario (460 milioni), quello giudiziario tra costi di detenzione (421 milioni), spese legali (circa 290 milioni), costi per l'ordine pubblico (235 milioni) e consulenze psicologiche (158 milioni).

Ancor più costoso è il dato che si ha simulando "quanto sarebbe il risarcimento dovuto alle vittime se ogni episodio di violenza venisse da queste denunciato e l’autore del delitto fosse effettivamente condannato": pari a più di 14 miliardi.



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