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Quotidiano Lecce, Salento

- Giovedì, 23 novembre 2017 - Ore 10:31

A Casarano un convegno sull'epilessia

A Casarano un convegno sull'epilessia

Casarano - Venerdi’ 31 maggio, presso la sala riunioni del P.O. di Casarano, inizio ore 9, si terrà un congresso dal titolo “L’epilessia farmaco resistente: trattamento medico e chirurgico”, organizzato dal Dott. Alberto Bernardi (Medico Neurologo in servizio presso l’U.O.C. di Neurologia del P.O. di Casarano e responsabile scientifico dell’evento) e dal Dott. Rocco Scarpello (Medico Neurologo, Direttore f.f. dell’U.O.C. di Neurologia del P.O. di Casarano). L'obiettivo del corso è quello di dare un'alternativa terapeutica non medica a tutti quei pazienti affetti da epilessia farmacoresistente, al fine di ottenere una completa remissione delle crisi o una riduzione delle stesse" Al congresso interverranno i medici del “Centro di Chirurgia dell’epilessia” dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Siena: Prof. Aggr. Raffaele Rocchi (Neurologo, responsabile dell’U.O.C. “Epilettologia e Medicina del Sonno”), Prof. Aldo Mariottini (Neurochirurgo, responsabile dell’U.O.C. di “Chirurgia dell’epilessia”), Dott. Giampaolo Vatti (Neurologo presso il Centro Epilessia, responsabile del servizio di Video-EEG), Dott. Salvatore Grosso (Pediatra, Direttore dell’U.O.S. di Neurologia-Immunologia ed Endocrinologia Pediatrica), Dott.ssa Barbara Pucci (Neuropsicologa, responsabile del servizio di Neuropsicologia), Dott.ssa Daniela Marino (Neurologa, dottorato di ricerca in “Cognitive and Neurological Sciences”).

CHE COS’E’ L’EPILESSIA

L’epilessia è una malattia ubiquitaria che colpisce l’1% della popolazione. In circa 2/3 dei pazienti le crisi epilettiche sono controllate con la terapia farmacologica, mentre nei restanti le crisi persistono nonostante il trattamento. L’epilessia farmacoresistente rappresenta un grave handicap per il paziente con importanti riflessi sui costi socio-sanitari. I pazienti con epilessia, infatti, possono frequentemente presentare problemi neurologici, psicologici e comportamentali, in aggiunta alla disabilità dovuta alla presenza delle crisi stesse e forse addirittura più limitanti. In particolare, l’epilessia è spesso associata a significativi deficit cognitivi quali, ad esempio, diminuzione delle performances mnesiche, attentive e della capacità di apprendimento, talora a decorso progressivo. Le cause sono generalmente multifattoriali, ma in talune circostanze c’è stata evidenza di danno diretto provocato dalle stesse crisi epilettiche ed il meccanismo patogenetico sembra essere quello del danno neuronale che si può evidenziare come una riduzione del volume cerebrale sia esso focale o diffuso. Una volta instauratasi, infatti, l’epilessia può essere considerata come un processo dinamico nel quale si susseguono sia fenomeni ictali che anormalità strutturali e funzionali cerebrali interictali. I pazienti che sviluppano epilessia intrattabile dimostrano progressione sia nella frequenza delle crisi che nei sintomi neuronali ad esse correlati come ad esempio disturbi cognitivi e comportamentali. Studi sperimentali hanno dimostrato che anche una singola crisi non convulsiva o la storia di convulsioni febbrili durante l’infanzia possono causare danno neuronale. Ci sono ampie evidenze che dimostrano l’efficacia del trattamento chirurgico nella terapia delle epilessie farmacoresistenti, documentando una superiorità rispetto al solo uso dei farmaci. Un precoce trattamento chirurgico, soprattutto nell’infanzia, è in grado di evitare lo sviluppo di un deficit cognitivo secondario sia alla persistenza delle crisi che all’effetto dei farmaci anticomiziali.

Il trattamento chirurgico è in grado di rendere il paziente libero da crisi in una percentuale che varia dal 50 al 90%, a seconda del tipo di epilessia. Considerando gli elevati costi individuali e sociali, diretti ed indiretti, di una malattia cronica ed invalidante come l’epilessia farmacoresistente, la guarigione possibile tramite trattamento chirurgico rappresenta uno strumento efficace non solo da un punto di vista terapeutico che anche nell’ottica del risparmio di risorse sanitarie. Nonostante ciò, l’approccio chirurgico risulta essere una risorsa largamente sottoutilizzata in tutto l’ambito nazionale. I motivi sono diversi: scarsa propensione ed atteggiamento attendista da parte dei medici, scarsa informazione sulla presenza di Centri attrezzati per la selezione prechirurgica ed il relativo trattamento. La terapia chirurgica ha come obiettivo la completa rimozione della zona epilettogena, ovvero di quella porzione di corteccia cerebrale, e non solo, responsabile della genesi delle crisi epilettiche. Dal momento che si tratta di una chirurgia elettiva, l’intervento deve essere attentamente pianificato in modo da risparmiare aree eloquenti per evitare deficit funzionali residui.

La localizzazione e delimitazione della zona epilettogena non è definibile con una singola tecnica diagnostica, la richiede una metodologia complessa che prevede una integrazione tra dati clinici e strumentali. L’iter diagnostico inizia con la conferma della diagnosi di epilessia, con la verifica di una effettiva farmacoresistenza secondo le norme ILAE (International League Against Epilepsy), per poi proseguire con una dettagliata definizione delle caratteristiche semeiologiche ed elettroencefalografiche della sindrome epilettica. Il cardine di questo processo si basa in primo luogo sulla monitorizzazione Video-elettroencefalografica long-term che permette di definire tipo e sede di origine delle crisi (Fig.1.). Tale esame diagnostico è di estrema importanza nella determinazione dei candidati alla chirurgia dell’Epilessia poiché consente la simultanea registrazione dell’attività elettrica cerebrale e delle caratteristiche semeiologiche critiche. Nel corso del ricovero il paziente viene, inoltre, sottoposto ad una estesa batteria di test neuropsicologici necessari a definire il profilo cognitivo e psichiatrico, a localizzare la zona disfunzionante ed i rapporti con le aree eloquenti, al fine di prevedere eventuali deficit post chirurgici. Inoltre, viene eseguito un esame di Risonanza Magnetica ad alta definizione (Fig.2.) per ricercare l’eventuale presenza di lesioni morfologiche potenzialmente responsabili delle crisi. In alcuni casi viene eseguita anche una ricostruzione tridimensionale (Fig.5.) dell’encefalo e delle vene del paziente sottoposto a studio pre-chirurgico che evidenzia il volume della lesione responsabile dell'epilessia e i suoi rapporti anatomici con la vascolarizzazione cerebrale.Laddove non si giunga ad una definizione certa della zona epilettogena (Fig.3-4.) si ricorre ad ulteriori indagini quali PET, SPECT ictale, Risonanza Magnetica a 3 Tesla, spettroscopica e funzionale. Registrazioni Videoelettroencefalografiche invasive tramite Elettro-corticografia (EcoG) o Stere-oelettroencefalografia (SEEG) sono riservate ad quota di pazienti pari al 10-20% di coloro che iniziano l’iter prechirurgico.








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